“Moonlight”: il piccolo film-sorpresa che conquista l’Academy

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Vincitore (a sorpresa) del Golden globe 2017 come miglior film e candidato a otto premi Oscar, Moonlight narra la vicenda di un ragazzo di colore che vive in un sobborgo di Miami che deve confrontarsi con difficoltà e dolore con la propria omosessualità. In un contesto in cui a dominare sono violenza, illegalità e sopraffazione, il regista Barry Jenkins segue il suo protagonista Chiron in tre fasi cruciali della sua vita (infanzia, adolescenza ed età adulta), in cui delinea il passaggio graduale e spiazzante da ragazzino impaurito e vessato per la sua (ancora sospetta) omosessualità a spacciatore corazzato ormai in linea col contesto succitato. Attorno a lui spiccano le figure della madre tossica e spesso in preda a crisi isteriche e l’amico/amore Kevin che diviene l’unico faro di luce in quella giungla feroce e massacrante. Pur essendo l’animo tormentato di Chiron ma soprattutto il degrado suburbano al centro dell’opera di Jenkins, Moonlight non è affatto un film gridato, piuttosto è lento e silenzioso e pare sottolineare l’immutabilità e la distanza di una realtà spietata che spinge solo i suoi protagonisti ad adeguarvisi (si veda la durissima scena in cui Kevin è costretto a picchiare a sangue Chiron per dimostrare la sua appartenenza al gruppo dei “forti”). Questo andamento lento, a cui fanno da supporto inquadrature sfocate, colori saturi e dialoghi ridotti all’osso, non sempre giova, però, al coinvolgimento emotivo dello spettatore, che giunge invece appieno solo nello splendido incontro finale tra Kevin e Chiron, in cui finalmente emergono, tra timidezza e sincerità, i rispettivi sentimenti e i segni di un passato crudele e taciuto. E’ in questo finale commovente e romantico, tutto giocato sui primi piani e sugli sguardi pregni di significato dei due bravi protagonisti, che vi è la forza e l’intensità di un film che fino ad allora era rimasto, per stile e scelte di regia, un po’ troppo distante, didascalico e a volte estetizzante, nella sua ricerca poetica e simbolica a tutti i costi. Produce la Plan B del sempre più impegnato Brad Pitt.

Alberto Leali

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