“Omicidio all’italiana”: risate al veleno per la galleria di mostri di Maccio Capatonda

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Secondo lavoro da regista di Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, Omicidio all’italiana è forse uno dei film italiani più divertenti e arguti visti negli ultimi anni. La vicenda è ambientata in un minuscolo, retrogrado e sperduto paesino dell’entroterra abruzzese, Acitrullo, in cui nulla accade e da cui tutti vanno via. Ma un giorno, grazie a un ‘omicidio’ piuttosto curioso, cambierà radicalmente la vita del paese e dei suoi abitanti. Tra questi ultimi, il sindaco Piero Peluria (il riferimento al noto cantautore è piuttosto chiaro!), interpretato da Maccio, e suo fratello il vice, interpretato dal fido Herbert Ballerina, fanno di tutto (ma proprio tutto!) per sfruttare la situazione e per far finalmente uscire Acitrullo dal suo deprimente anonimato. È così che, oltre alle forze dell’ordine del posto, con a capo il Commissario Fiutozzi (bravissimo Gigio Morra), più interessato alle partite del Napoli che a risolvere il mistero dell’omicidio, accorrerà l’iperattiva troupe del famoso programma trash ‘Chi l’acciso’, condotto dalla spregiudicata Donatella Spruzzone (i riferimenti sono più che palesi anche in questo caso), interpretata da Sabrina Ferilli. È soprattutto grazie alla seguitissima trasmissione, capace di manipolare la realtà e persino le menti dei telespettatori, che Acitrullo diventerà improvvisamente famosa come Cogne e Avetrana e sarà invasa da un massiccio e delirante ‘turismo dell’orrore’. Il film è tutto un susseguirsi di situazioni paradossali e surreali, dominate da personaggi folli e sopra le righe, che non si fermano dinanzi a nulla pur di realizzare i loro scopi. Geniale il disegno di Maccio e Herbert, con le loro parlate atipiche e i loro gustosi duetti verbali; ma riusciti sono anche tutti i personaggi di contorno, una spassosissima galleria di mostri che strappa risate sonore. In scena c’è davvero tutto il peggio dell’Italia di oggi: i selfie nei famigerati luoghi dei delitti, la TV che fa audience su morte e dolore, il cannibalismo dei media, la morbosità dei telespettatori, la polizia corrotta, la politica incompetente, le agenzie di viaggio speculatrici… Una buona sceneggiatura scritta a sei mani (Macchia, Ansanelli, Luciano, Griolo, Carlani, Spaccavento), mai banale e sempre sferzante, permette a Omicidio all’italiana di elevarsi parecchio al di sopra della media delle commedie italiane odierne. L’innegabile abilità di Maccio di costruire scene e personaggi surreali ed esilaranti che però attingono profondamente a ciò che di più marcio c’è nella nostra società rende il film pregevole. Certo, non tutte le gag funzionano e divertono allo stesso modo e il finale è piuttosto debole, ma nel complesso Omicidio all’italiana è un film che oltre a divertire molto, fa anche riflettere, attraverso un umorismo pungente, beffardo e spietato.

Alberto Leali

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