“Loving”: sobrietà senza emozione

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Virginia, fine anni ’50. La storia vera dei coniugi Richard e Mildred Loving, lui bianco, lei nera, in un’epoca storica in cui i matrimoni interrazziali erano puniti con la reclusione e l’allontanamento dallo stato. Il loro amore e le difficoltà che deve affrontare divengono il caso legale apripista per il riconoscimento di un diritto fondamentale. Tematica importante, dunque, quella trattata in questo film dal regista Jeff Nichols, che punta tutto sulla rappresentazione della ordinarietà e della quotidianità dei due coniugi, evitando le pericolose trappole della retorica in cui è facile cadere in film di questo genere. Apprezzabile è pertanto il suo tentativo di raccontare la storia con una sobrietà e una sensibilità inedite, ma è anche vero che proprio questa scelta rende ‘Loving’ un film poco coinvolgente e a lungo andare noioso. Si ha l’impressione infatti che il film non decolli mai e che Nichols ci sia andato troppo cauto, evitando sì ruffianerie e scene madri, ma anche privando il suo lavoro di quella emozione che è forse indispensabile affinché storie come questa rimangano nel cuore di chi le guarda. Lo stile classico e distaccato, i lunghi silenzi, la durata eccessiva e l’assenza di guizzi e di pathos rendono purtroppo ‘Loving’ un film inerte, nonostante sia apprezzabile come rifugga da melensaggini abbastanza prevedibili in opere che pongono l’amore come loro fulcro. La scelta, inoltre, di dare poco spazio al contesto che fa da sfondo alla vicenda, concentrandosi unicamente sui due protagonisti, che restano quindi quasi sempre in scena, rende ‘Loving’ volutamente depotenziato e lo allontana dagli intenti pedagogici del film di denuncia. E’ vero anche però che il film non osa mai, adagiandosi su una storia di grande importanza e dignità e lasciando che essa parli da sola e si mostri al pubblico in tutta la sua forza. Ed è qui forse che sbaglia, perché non basta una bella storia (vera) per fare un bel film. Notevoli comunque i due interpreti, Ruth Negga e Joel Edgerton, che ce la mettono davvero tutta per caricare di sincerità e intensità i loro personaggi.

Alberto Leali

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