Si chiude l’ottava edizione di ‘Libri Come’: maestosa e ricchissima festa del libro per superare i ‘Confini’. Con tanti grandi autori.

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Come suggerisce la bellissima locandina con l’immagine di un ragazzo che guarda lontano da un binocolo in cima a una pila di libri, questa ricchissima, maestosa ottava edizione di ‘Libri come’, svoltasi come di consueto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dal 16 al 19 marzo, ha voluto abbattere, con l’aiuto delle penne degli scrittori, frontiere, muri, barriere e pregiudizi. ‘Confini’, ha ricordato uno dei curatori dell’evento, Marino Sinibaldi, ‘significa molte cose, naturalmente, e in molti modi diversi verrà raccontata nei nostri incontri. Ma intanto indica la contraddizione o l’ambivalenza più caratteristica del nostro tempo: sconfinato nelle sue ambizioni, segnato da vecchie e nuove frontiere nella sua realtà quotidiana. Da un lato il sogno cosmopolita ha generato insieme l’utopia dell’integrazione e lo spettro della globalizzazione. Dall’altro demarcazioni tradizionali e inedite di classe, di etnia, di generazione, di religione ricominciano a marcare tutti i nostri territori, geografici e immaginari. Nascono insieme nuove disuguaglianze e nuove connessioni, in un intreccio di contraddizioni che genera angosce, conflitti ma anche una creatività nuova, non pacificata ma vitale. Confini ci è sembrata la parola più adatta a definire questo campo ricco di pericoli e di sfide”. Oltre a Sinibaldi, a curare l’evento sono stati Michele De Mieri e Rosa Polacco, che hanno deciso di introdurre per questa edizione 2017 una rilevante novità, che ha riguardato il giorno di apertura dell’evento: per la prima volta nella storia del festival, infatti, anziché gli spazi dell’Auditorium sono state coinvolte le biblioteche di Roma (Biblioteca Casa delle Traduzioni, Biblioteca Nelson Mandela, Biblioteca Ennio Flaviano, ecc.), dove 14 autori, fra i quali Giordano Meacci, Massimo Lugli, Gaia Manzini, Aldo Colonna e Susanna Tartaro hanno presentato 14 libri e parlato dei diversi ambiti in cui si riscontra il concetto di ‘confine’: dalla legalità all’integrazione, dal territorio alle relazioni interpersonali. I confini sono stati anche al centro delle belle mostre allestite fra le mura dell’Auditorium, fra cui ‘Xenia-il dono dell’Altro’, ‘Spazi d’eccezione’ e ‘AutoRitratti’, esposizione fotografica work in progress firmata da Riccardo Musacchio e Flavio Ianniello. Ma ciò che sicuramente ha più entusiasmato in questa ottava edizione sono stati i numerosi incontri (più di 100) con i numerosissimi (ben 300) autori, nazionali ed internazionali, che hanno raccontato al pubblico il loro mondo, i loro nuovi lavori, le loro passioni, i loro percorsi, i loro cambiamenti. Il pubblico ha affollato la Sala Petrassi per incontrare uno dei grandi maestri della narrativa inglese, Ian McEwan, autore di capolavori, oltre che di veri e propri pugni nello stomaco, come ‘Cortesie per gli ospiti’ o ‘Il giardino di cemento’, e che ha presentato, con grande ironia british, il suo nuovo originalissimo romanzo ‘Nel guscio’ (Einaudi), una sorta di Amleto di Shakespeare con protagonista un feto di 9 mesi che è testimone del piano di sua madre e di suo cognato di uccidere il marito di lei e fratello di lui. A dar voce e corpo ad alcuni passi del nuovo lavoro c’è stato un sempre sublime Fabrizio Gifuni. Memorabile è stato anche l’incontro con l’autore francese Emmanuel Carrère, che ha dialogato con lo scrittore di casa nostra Sandro Veronesi sui loro modi di scrivere, sulle storie in comune e sui percorsi letterari diversi, sulle sceneggiature per il cinema, sul significato di termini come ‘radical chic’e ‘bobo’, e soprattutto sul suo sconfinato amore per il reportage, che lo ho portato a raccogliere la sua esperienza di 25 anni nel nuovo romanzo ‘Propizio è avere ove recarsi’ (Adelphi). Il vincitore del Man Booker International Prize 2016 (per la prima volta nella storia conferito a uno statunitense e non a un inglese), Paul Beatty, ha dialogato, invece, con la finalista del Premio Strega 2016 Elena Stancanelli: oltre al bellissimo ‘Lo schiavista’ (Fazi) che ha consacrato il talento di Beatty, si è parlato del precedente (ma pubblicato successivamente) ‘Slumberland’ (Fazi), in cui, col tono provocatorio e lo humor raffinato che lo contraddistinguono, l’autore ci parla di razzismo, del rapporto uomo-donna, di musica e della Berlino di fine anni ’80. Inoltre Beatty ha spiegato cosa intende per ‘romanzo umoristico’, come ha vissuto la sua breve ma importante esperienza tedesca, cosa lo affascina e spaventa della  parola e soprattutto cosa significhi oggi essere nero. Grande successo anche per l’incontro con l’amato scrittore spagnolo Carlos Ruiz Zafon, che con le sue opere ha conquistato milioni di lettori e numerosi premi in tutto il mondo. Da grande retore qual è, Zafon ha parlato fittamente di svariati argomenti. Della Spagna, ad esempio, ed in particolare della Barcellona dei suoi libri, che non è quella turistica, bensì quella avvolta da una storia dalla quale non si può prescindere; ma anche una Barcellona che è tanto cambiata negli anni e che scatena in lui quel fascino, quella malinconia, quel timore che ha il posto da cui ci si è distaccati (Zafon vive infatti da anni a Los Angeles), ma in cui è necessario tornare. Ha parlato, inoltre, del rapporto fra realtà e menzogna e di come la realtà spesso è menzogna e viceversa, ma anche del senso positivo che spesso può ricoprire la menzogna rispetto ad una realtà che intrappola. O ancora del significato di ‘confine’, dei personaggi dei suoi libri, del ruolo terapeutico e salvifico della letteratura, dell’invidia, del successo, del disprezzo, delle sue ispirazioni classiche (Charles Dickens) e dei suoi nuovi stimoli letterari (Joyce Carol Oates, Raymond Chandler, Dennis Lehaine, Stephen King, noir, gialli, polizieschi, ma anche saggi di storia, scienza e arte); infine, della sua grande passione per la musica nonostante sia solo un autodidatta. Juan Pablo Escobar, Vladimir Sorokin, Teju Cole, Alan Friedman, Pietro Bartolo, Rainer Stach, Patrick Ourednik, Teresa Ciabatti, Gipi, Pif, Zerocalcare, Melania G. Mazzucco, Dacia Maraini, Mario Calabresi, Paolo Rumiz e Gianni Riotta e i nuovo direttori e curatori generali Nicola Lagioia, del Salone del Libro di Torino e Chiara Valerio, della nuova Fiera milanese ‘Tempo di libri’ hanno completato il quadro, e alcuni di essi sono stati coinvolti nella tradizionale maratona finale incentrata sul tema di questa edizione. A chiudere ‘Libri Come’ è stato, però, un incontro speciale dedicato a ‘La Casta’, il famoso libro-inchiesta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (che hanno dialogato con Enrico Mentana) sugli sprechi e i privilegi dei partiti politici italiani, che ha festeggiato i suoi 10 anni.

Alberto Leali

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