‘Classe Z’: la classe delle pecore nere

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Dopo ‘Belli di papà’, che raccontava dei figli viziati di un ricco imprenditore interpretato da Diego Abatantuono, il regista Guido Chiesa si concentra stavolta su un gruppo di studenti problematici, svogliati ed irrequieti, che vengono spostati dalle loro rispettive classi e spediti in una sezione a parte per scongiurare cattive influenze sugli studenti più meritevoli. Solo uno dei docenti, fan de ‘L’attimo fuggente’, proverà a cavare qualcosa di buono da questa classe di pecore nere. Argomento interessante quello di ‘Classe Z’, trattato con vivacità grazie ad un gruppo di attori freschi e pimpanti che si calano bene nei loro personaggi. Un film ad altezza di ragazzi ed indirizzato soprattutto a loro, volendo cogliere il loro entusiasmo, il loro ribellismo, la loro voglia di sperimentare e la noia derivante da un sistema scolastico troppo vetusto e legato a logiche per alcuni mortificanti. La scuola di ‘Classe Z’ è infatti una ‘scuola parcheggio’, in cui alcuni studenti, ghettizzati anziché aiutati a causa dei loro carenti risultati, non vengono né stimolati né seguiti nella maniera più consona. Nella sezione H del film di Chiesa i professori si mostrano disinteressati alle attività didattiche e lasciano i ragazzi liberi di darsi alla pacchia più totale: ne viene fuori un sistema scolastico che ha perso la speranza e che non prova nemmeno a fare qualcosa che possa cambiare una situazione già di per sé allarmante. Attenzione però, perché ‘Classe Z’ non vuole essere un film di denuncia sulla crisi del sistema scolastico italiano, nonostante scateni più di una riflessione a riguardo. Semmai si tratta di una commedia divertente e giovanile, che vuole, presentando molteplici ‘tipi’ studenteschi, che i ragazzi possano rispecchiarvisi. Certo, non mancano banalità, luoghi comuni e una superficialità di fondo che è tipica di un certo tipo di cinema italiano oggi in voga, ma è un film tutto sommato godibile, che non annoia, ma nemmeno entusiasma.

Roberto Puntato

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