Al Teatro Argentina anteprima del docufilm ‘Pina Bausch a Roma’: tanti ospiti per celebrare la grande coreografa tedesca

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Proiettato in anteprima al Teatro Argentina, per la prima volta in versione integrale, il docufilm ‘Pina Bausch a Roma’ del regista Graziano Graziani, dedicato alla grande coreografa tedesca, che ha rivoluzionato il mondo della danza e del teatro della seconda metà del ‘900. Da un’idea di Simone Bruscia, direttore di Riccione Teatro, ente che ha curato e presentato vari progetti video/cinematografici dedicati all’opera della Bausch, e Andrés Neumann, storico produttore degli spettacoli dell’artista, il film è prodotto da Riccione Teatro in collaborazione con l’Archivio Teatrale Andrés Neumann/il Funaro Centro Culturale di Pistoia. Ad introdurlo, il direttore del Teatro Argentina Antonio Calbi, assieme a una delle maggiori studiose di Pina Bausch e della sua opera, Leonetta Bentivoglio. ‘Pina Bausch è stata qui, in questo splendido teatro, la prima volta nel 1980, per portare in scena il suo  Café Müller. Nessuno allora la conosceva, ma ci fu un gran passaparola e nomi insigni del cinema e della letteratura, come Fellini, Masina, Bellocchio, Bertolucci, Moretti, Maraini la videro esibirsi rimanendo profondamente colpiti e divenendo suoi fervidi sostenitori. I critici di balletto erano in quel periodo impreparati alla sua arte. Gino Tani, ad esempio, in un suo articolo, insultò pesantemente il suo modo di danzare; ironia della sorte, Pina fu premiata qualche tempo dopo, proprio col premio alla danza ‘Gino Tani”, ricorda la Bentivoglio. ‘Fellini detestava il balletto, lo convinsi io a venire a vedere Café Müller dicendogli che si trattava di qualcosa di completamente diverso. Lo vide e rimase così incantato da Pina che le propose il ruolo della contessa cieca nel suo ‘E la nave va’. Tra i due nacque una gran bella amicizia e lei spesso andava a trovarlo sui set quando lui girava. Per me Pina è stata una grande passione artistica e umana, come si nota dai numerosi libri che le ho dedicato’, conclude la scrittrice. ‘Tutti i grandi artisti sono stati affascinati dal talento e dalla personalità di Pina Bausch’, afferma Calmi, ‘basti solo guardare gli splendidi omaggi di Wim Wenders o di Pedro Almodovar. Severissima, ascetica teutonica, quando penso a lei mi viene subito in mente Eleonora Duse, che, come Pina, girava il mondo e impressionava le platee’.

Il film è un susseguirsi di racconti intimi e commossi di coloro che hanno accompagnato la coreografa nel suo periodo romano: ascoltiamo così Matteo Garrone, Mario Martone, Vladimir Luxuria, Leonetta Bentivoglio, Cristiana Morganti, Andrés Neumann… Lo sguardo del regista Graziani, rivolto soprattutto ai luoghi frequentati dalla Bausch, analizza l’intimo rapporto della coreografa con la città eterna, l’unica a cui ha dedicato ben due splendidi spettacoli, Viktor (1986) e O Dido (1999). Il film prende spunto da alcune inedite fotografie che immortalano le visite di Pina Bausch nei campi rom della capitale e parte e si conclude proprio in uno di quei campi, con la famiglia che ha condiviso con Pina diversi lieti momenti. Una Roma vivissima e sorprendente, quella vissuta da Pina, notturna e trasgressiva, in cui l’artista cerca, instancabile e famelica, la gente e l’umanità che le sia di ispirazione. Non una Roma da cartolina, ma quella dei quartieri meno noti e celebrati, perfino più degradati, vissuta fra pranzi e cene in trattoria, incursioni in sale da ballo popolari, passeggiate al mercato della frutta, periferie multietniche, locali omosessuali e transgender.

La serata evento è proseguita, dopo la proiezione, con la consegna del premio ‘Lupa capitolina’, massima onorificenza romana assegnata a personaggi illustri del mondo dello spettacolo, da parte del vice sindaco Luca Bergamo. Il regista Mario Martone, che ha accompagnato Pina nelle sue peregrinazioni romane e che non è potuto essere presente all’evento, ha però regalato al pubblico un prezioso ‘furto d’amore’, ovvero un frammento video tratto dalle prove di ‘Palermo Palermo’, spettacolo della Bausch dedicato alla amata città siciliana. Vladimir Luxuria ricorda, invece, il divertente episodio di Pina Bausch nel celebre locale lgbt ‘Mucca assassina’, mentre Andrés Neumann sottolinea l’importanza della memoria e del ricordo e che Pina vivrà sempre per tutti coloro che la hanno amata. Anche il regista Graziani prende la parola: ‘Avevamo tanto da raccontare, ma poche immagini, abbiamo scelto così di ripercorrere l’esplorazione della città, e quindi di seguire Pina in riferimento ai luoghi romani che frequentava. Dopo aver riunito le varie testimonianze di coloro che hanno conosciuto e accompagnato Pina a Roma, mi è subito saltata agli occhi l’enorme emozione degli intervistati, segno che l’incontro con Pina ha segnato profondamente le loro vite’. La serata si conclude col dolce omaggio alla coreografa della sua ex allieva Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheater Wuppertal, dal titolo ‘Insoliti percorsi, e risate in cantina’. ‘Sono emozionata e terrorizzata da questa situazione, a cui nn sono abituata. Non mi aspettavo una così grande partecipazione e ciò mi commuove, a dimostrazione del fatto che l’affetto per Pina è rimasto immutato’, afferma la danzatrice e coreografa. ‘Preparare con lei ‘O Dido’ è stato meraviglioso: l’incontro fra la mia identità romana d’origine e quella tedesca che si stava formando ed espandendo. Ho ritrovato i miei foglietti delle prove degli spettacoli, ci sono anche gli appunti di Pina e il mio diario con tanti aneddoti e con le sue celebri domande. Mi rendo conto di essere stata davvero fortunata ad aver trascorso un periodo così lungo con Pina. Ho lasciato la sua compagnia due anni e mezzo fa, nonostante continuo a collaborarci, ed ho intrapreso il mio personale percorso di coreografa. Cosa fare però con tutto il mio background con Pina? Me lo chiedo spesso e forse ancora non so rispondere, ma sicuramente so che voglio tenerlo con me, in modo che mi sia utile per ricreare. Nonostante non fosse una pedagoga o una persona espansiva, Pina mi ha insegnato ad essere coraggiosa e libera, come ha fatto lei fino alla fine’.

Alberto Leali

 

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