‘La ragazza dei miei sogni’: proseguono i tentativi di rinnovamento del cinema italiano

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Sempre più spesso stiamo assistendo a tentativi, più o meno riusciti, di sperimentare generi poco in voga nel cinema italiano, attraverso la realizzazione di prodotti curiosi, che certamente dimostrano una voglia di rinnovamento. È anche il caso di ‘La ragazza dei miei sogni’ di Saverio Di Biagio, un fantasy urbano che mescola ai più tradizionali temi dell’amore e dell’amicizia quelli affatto consueti dell’esoterismo e della magia. Ne deriva un’opera oscura, fascinosa e inquietante, che conduce lo spettatore in un viaggio in un inferno gotico fatto di simboli, significati inattesi, realtà controverse e spaventevoli. Il protagonista P. (Primo Reggiani), romantico, solitario e impacciato, cerca la donna giusta di cui innamorarsi perdutamente. La trova nella bionda e misteriosa Sofia (Miriam Giovannelli), che è proprio la materializzazione della giovane che sogna ogni notte. Ma questa donna all’apparenza angelica e premurosa nasconde in realtà un terribile segreto. In una Bari spettrale e ricca ad ogni scorcio di magiche evocazioni, i personaggi si muovono in una rete di criptici simboli, arcaiche tradizioni e foschi presagi che si celano dietro le quiete apparenze, ma anche dietro emozioni e sentimenti che sfuggono al loro controllo. Perché ci sono cose a cui la società rifiuta di credere, perché non empiricamente dimostrabili, ma che non per questo non esistono, e che semmai si sceglie per paura di non vedere. La sceneggiatura di Francesco Dimitri, autore anche del romanzo omonimo, dipinge un protagonista dall’anima inquieta e tormentata, che combatte frustrazioni e incertezze, creando splendidi mostri che prendono vita dal suo desiderio di felicità e di far parte di un mondo che lo respinge. La prima parte di ‘La ragazza dei miei sogni’ è interessante e tiene desta l’attenzione, perché semina indizi e avvolge di mistero personaggi (oltre a P. e Sofia, c’è l’ambiguo Alessandro di un tatuatissimo Nicolas Vaporidis), situazioni e una città che si vede ben poco al cinema. Più impacciata e deludente la seconda parte, che purtroppo non riesce a mantenere le aspettative del pubblico, scegliendo soluzioni narrative forzate e più banali e sfociando in un finale che non convince. Un vero peccato, perché si tratta di un film atipico e coraggioso, che sceglie tematiche ardite e molto più complesse e sfaccettate di quel che si immagini e che per questo avrebbe meritato una sceneggiatura più approfondita o meglio che scavasse più nel profondo. Gli interpreti si impegnano, ma non sempre sono credibili nel dar voce ai turbamenti emotivi dei loro personaggi, apparendo sovente goffi e non proprio a loro agio.

Alberto Leali

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