‘Sole cuore amore’: il cinema civile di Vicari in un film duro e dolente

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Costretta ogni mattina a svegliarsi prima che faccia giorno e ad affrontare una traversata di due ore tra pullman, autobus e metropolitana per giungere al suo posto di lavoro, malpagato e in nero, Eli fa di tutto per rendere il suo lavoro di barista in qualche modo gratificante. Ci sa fare con i clienti, è energica e allegra e i suoi dolci sono molto apprezzati; a casa, però, ha 4 figli e un marito che non lavora ed è lei che porta avanti la baracca. La sua amica Vale, che vive nel suo stesso stabile a Torvaianica, un lavoro se l’è creato: fa la performer, è autonoma, ma vive in modo contrastato la sua sessualità e ha ridotto i contatti con la madre borghese che non apprezza ciò che fa. È un film pieno di calore umano ‘Sole cuore amore’, che racconta impietosamente e coraggiosamente quell’umanità dolente che cerca con tutte le forze di resistere all’orrore quotidiano attraverso l’amore, l’amicizia, la famiglia e le passioni. Perché alla domanda: ‘Sei felice?’, Eli, nonostante tutto, risponderebbe di sì, circondata da una famiglia (numerosa) che la ama e a cui è pronta a dare tutto. Un film pregno di sofferenza che descrive molto efficacemente soprattutto la faticosa quotidianità di Eli, che non può permettersi di fermarsi nemmeno per un secondo, perché la società in cui vive non glielo permette, costretta piuttosto a contrattare i propri diritti per qualche euro in più. D’altronde, la necessità di sopravvivenza spinge a non arrendersi e a lottare con tutte le forze. Non c’è tempo per sentirsi in colpa, per abbattersi, per riflettere, per ribellarsi: la vita, pur se dura e ingiusta, deve proseguire, per sé e per chi si ama. Ma ‘Sole cuore amore’ è anche un film sulla forza delle donne, grazie alla quale la nostra società sta ancora in piedi. Ambientato in una interzona (il quartiere tuscolano di Roma), come la definisce Vicari, in cui si è lontani sia dalla periferia più difficile che dalla ricchezza del centro, ‘Sole cuore amore’ racconta la storia di due donne, amiche, anzi ‘sorelle’, nella stessa difficile situazione economica. Eli però è un personaggio palesemente neorealistico; Vale è più moderno, perché si è inventata, come molti, un lavoro per sopravvivere, adeguandosi a uno stile di vita che in qualche modo implica la solitudine. Giusta la scelta di Vicari di optare per il campo medio per legare i personaggi con il proprio ambiente e per far sì che lo spettatore mantenga la giusta distanza.  Se la vicenda di Eli è la più riuscita del film e non si può che amare, ammirare e soffrire per il personaggio (forse troppo) eroico interpretato dalla sempre notevole Isabella Ragonese; quella di Vale è più un riempitivo di scrittura, girata, però, con uno stile più raffinato che segue le belle performance della ballerina Eva Grieco, che risulta anche attrice convincente. Tutti conosciamo la passione politica e civile di Vicari: il suo lavoro va dritto dove vuole arrivare, con una evidente programmaticità da film a tesi che però è obiettivamente efficace nello scuotere lo spettatore. Convincono meno, semmai, la scelta di una narrazione orizzontale e speculare e alcune forzate sottolineature simboliche, ma è innegabile che ‘Sole cuore amore’ sia un film importante, necessario e riuscito. Tra le scene che rimangono nella memoria: i teneri momenti di amore stanco fra Eli e Mario; Eli che interagisce al bar con i clienti; i viaggi sui mezzi pubblici (gli unici in cui Eli può permettersi di pensare e di concedersi un pianto); il finale in metropolitana. Il curioso titolo deriva da un tormentone estivo di Valeria Rossi del 2001.

Alberto Leali

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