‘Una vita- Une vie’: la perdita del paradiso dell’infanzia e la scoperta del disincanto

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Il candore sognante di una donna contro la crudeltà della vita, la forza testarda dell’amore contro il dolore della delusione , il dolce inganno delle illusioni contro la bruciante spietatezza del reale, il paradiso dell’infanzia contro il disincanto dell’età adulta: sono questi i punti nodali attorno a cui ruota il bellissimo ‘Une vie’ di Stéphane Brizé, che dopo ‘La legge del mercato’, sceglie di trasporre il racconto omonimo ottocentesco di Guy de Maupassant. Al centro vi pone una straordinaria attrice dal talento incommensurabile, Judith Chemla, capace di far emergere tutta la complessità dell’intimità della protagonista Jeanne, donna dall’animo fanciullo che stenta a piegarsi alle bruttezze del mondo. ‘Une vie’ racconta la vita di una donna che non si arrende al dolore e alla disperazione, che ha la forza di credere ancora nell’amore, non importa se verso un marito fedifrago o un figlio scriteriato. Jeanne per amore commette gli sbagli più grandi, pagando duramente le conseguenze delle sue scelte. E soprattutto non vuole e non sa rendere più matura la sua visione del mondo e dei rapporti umani. Brizé riempie del suo volto e dei suoi gesti ogni inquadratura, ponendo tutti i personaggi e tutti gli elementi del film in relazione a lei e al suo modo particolare di vedere le cose. Utilizza il formato 1.33 per evidenziare il senso di costrizione della protagonista, ma al contempo la mobilità inquieta della camera a mano rende perfettamente il suo animo in subbuglio, oltre a rendere il film vivo, mai calligrafico, mai tendente ai cliché del film in costume. Raffinatissima la regia, che riesce a rendere cinematografico il testo di Maupassant, non seguendo l’ordine cronologico, ma affidandosi a flashback, ellissi e sbalzi temporali, che rendono  lo scorrere dei quasi 30 anni entro cui si svolge la vicenda. Splendido infine il lavoro sulla musica, composta da piano e suoni della natura, che seguono i movimenti di ogni singola inquadratura, sottolineando il modo in cui Jeanne osserva e sente ciò che le sta intorno.

Roberto Puntato

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