USS Indianapolis: tra Storia e spettacolo old style

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1945, secondo conflitto mondiale agli sgoccioli. L’incrociatore USS Indianapolis, che in segreto ha trasportato una delle due bombe atomiche che porranno fine alla guerra, viene affondato, al suo ritorno, da un siluro giapponese al largo delle Filippine. I sopravvissuti, tra cui il Capitano McVay, attendono soccorsi in acqua, circondati dagli squali. Ma a causa della segretezza della missione, il governo decide di non intervenire, abbandonandoli a se stessi per 5 giorni. Toccherà a McVay fare di tutto per aiutare i membri del suo equipaggio.

USS Indianapolis di Mario Von Peebles è una miscela di war e disaster movie, che racconta, però, una vicenda drammaticamente reale e ancora misconosciuta. C’è pertanto il tentativo, non disprezzabile ma certo non nuovo, di far convivere una delle pagine più drammatiche della storia della marina  USA con il ‘classico’ spettacolo mainstream a suon d’effetti speciali. Tutto sommato, il film, pur se affatto memorabile, risulta abbastanza coinvolgente e potrebbe piacere al pubblico frequentatore delle sale estive, in cerca dell’intrattenimento senza grande impegno, nonostante la vicenda trattata sia tutt’altro che secondaria.

Il problema, però, è che USS Indianapolis sconta almeno tre pesanti paragoni: quello con Titanic di James Cameron, che viene in mente nelle numerose sequenze del naufragio; quello con il più recente Sully di Clint Eastwood, nel ritrarre un comandante il cui eroismo viene messo in discussione; e quello con il cult Lo squalo di Steven Spielberg nelle scene più concitate. Purtroppo, però, Van Peebles non è né Cameron né Eastwood né Spielberg e il suo film, lontano da qualsiasi personalità registica o stilistica, rimane anonimo e convenzionale, vecchio e stereotipato. Deboli gli effetti speciali, raffazzonati e banali i dialoghi, poco approfonditi i personaggi, compreso quello, fondamentale, del protagonista Nicolas Cage, che, con il volto fisso e impassibile, non aiuta certo a rendere convincente il suo McVay, capro espiatorio della negligenza altrui.

Alberto Leali

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