Atomica Bionda: una scatenata Charlize in un film fascinosamente cool

IMG_4866

Berlino, 1989, alla vigilia della caduta del Muro. L’agente segreto dell’Mi6 Lorraine Brought viene incaricata di recuperare una preziosa lista che contiene i nomi di tutte le spie d’istanza a Berlino e per la quale un collega è stato barbaramente ucciso. Per riuscire nella pericolosa impresa, dovrà allearsi con l’ufficiale governativo David Percival. Ma si accorgerà ben presto di trovarsi in un covo di vipere.

Dalla graphic novel di Antony Johnston e Sam Hart “The Coldest City”, Atomica Bionda è una spy story che sfrutta abilmente tutte le suggestioni estetiche e musicali della Berlino di fine ’80, città livida, elettrica e pullulante di intrighi. Una città in cui nessuno può fidarsi di nessuno, raccontata in quei frenetici giorni che precedono la caduta del Muro e nella sua contaminata esplosione di cultura pop, punk e glam.

Il regista David Leitch, con un passato da stunt-man e noto per essere stato il regista del primo John Wick, attinge a piene mani da tutti i cliché del genere, estremizzandoli e giungendo ad una stilizzazione che era propria anche del suo lavoro precedente.

Stavolta, però, l’elemento nuovo e sicuramente più eccitante è la presenza come eroina assoluta di una Charlize Theron glaciale e bellissima, perfetta nel ruolo di vittima e carnefice in un gioco delle parti che si perpetua per l’intera durata del film e che volutamente confonde e spiazza. Controllata e spietata, algida e passionale, Charlize merita da sola la visione del film, e sequenze come i bagni nei cubetti di ghiaccio, il sesso saffico con la collega Sofia Boutella e le sue esplosioni improvvise di violenza efferata sono già destinate a diventare dei cult. Charlize non si ferma proprio davanti a nulla, non utilizza controfigure nelle numerosissime e scatenate scene action ed è pienamente convincente in quel mix ammaliante di bellezza e impenetrabilità.

Atomica Bionda fa di tutto per essere cool e onestamente riesce spesso nel suo intento, grazie alla fotografia desaturata, alla talentuosa regia, alle mirabolanti scene d’azione (c’è perfino un omaggio a Stalker di Tarkovskij) e ad una splendida colonna sonora che comprende i brani più rappresentativi dell’epoca, da George Michael ai Cure, dai Queen ai Duran Duran, passando ancora per i Depeche Mode, i New Order e David Bowie.

La vicenda, narrata in flashback, pur mettendoci un po’ a carburare e perdendo spesso ritmo a causa soprattutto della lunga durata, affascina nel suo labirintico gioco di ribaltamenti e colpi di scena, manifestando la volontà di rendere il prodotto non solo un semplice spettacolo per gli occhi.

Insomma questa versione al femminile di James Bond è per noi felicemente promossa!

Roberto Puntato

L’eterna sfida tra il bene e il male nel nuovo romanzo di Claudia Conte “Il Vino e le Rose”

IMG_4836.JPG

Qual è il senso della vita? In essa prevale il bene o il male?  Siamo ineluttabilmente segnati dall’inquietudine e dal vuoto esistenziale, o possiamo essere felici?

A questi e a molti altri quesiti tenta, ambiziosamente, di dare delle risposte la giovane attrice e scrittrice Claudia Conte, classe 1992, nel suo nuovo saggio, travestito da romanzo, “Il Vino e le Rose. L’eterna sfida tra il bene e il male” (Armando Curcio Editore).

Le riflessioni dell’autrice, frutto di meditazioni, di letture di testi laici ed ecclesiali e, soprattutto, di chiacchierate con esperti di teologia, sociologi e psicologi, siintrecciano le storie di tre donne, tre amiche che, in costante ricerca del proprio equilibrio, si confrontano e crescono insieme.

Il libro verrà presentato domani, 20 luglio 2017, alle 19.30 al Cinelab dell’Isola Tiberina, all’interno della rassegna Cinema & Libri, da Savino Zaba.

Interverrà l’autrice assieme a Luca Bergamo, Vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Roma. L’attore Vincenzo Bocciarelli eseguirà letture di alcuni brani del romanzo intervallate dalle performance musicali della cantante Pamela D’Amico e del sassofonista Paolo Russo. Al termine della presentazione, l’Osteria Laltroballerino, capitanata da Romolo Di Francesco, dalla moglie Marianna Alverdi e dallo chef Andrea Fusco, allieterà gli ospiti con delle proposte culinarie di degustazione della buona cucina.

IMG_4837.JPG

Claudia Conte

Nata a Cassino (FR) nel 1992. Consegue il diploma teatrale presso la scuola Il Teatro Dell’Appeso di Amedeo Di Sora. Nonostante la giovane età ha alle spalle tournée teatrali con la pièce “Il canto del cigno” di Cechov e recital poetici come “Dino Campana e Sibilla Aleramo”. Recentemente protagonista femminile dei recital di Vincenzo Bocciarelli “Solo l’Amore resta” e “Vita di Francesco”, dello spettacolo “Eros Italiano” di Mariano Rigillo e di “Comizio d’amore” di Marcello Veneziani. Attualmente affianca sulla scena Valerio Massimo Manfredi nello spettacolo tratto dal suo romanzo “Ulisse. Il mio nome è Nessuno”.

Appassionata di scrittura poetica, ha pubblicato la silloge “Frammenti rubati al Destino”, per l’editore Galassia Arte. Nel 2013 è fondatrice di “Nova Era”, Associazione di promozione sociale che si occupa, attraverso l’espressione artistica e in particolare l’audiovisivo, di progetti con tematica sociale, cui è particolarmente sensibile.

Nel Giugno 2014 pubblica il suo primo romanzo “Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere”. Premiata a Villa Sarsina con Antonio Lubrano e Filippo Laporta. È l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino. Lo scorso dicembre ha ricevuto il prestigioso Premio in Campidoglio “Oscar dei Giovani” per il suo poliedrico impegno in campo culturale, all’interno della “Giornata d’Europa”. Ha appena conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Frequenta costantemente workshop e seminari di recitazione con docenti qualificati tra cui il laboratorio al Centro Sperimentale di Cinematografia con Giancarlo Giannini.

http://www.claudiaconte.com

Paolo Borsellino- Adesso tocca a me: la docufiction Rai per non dimenticare

IMG_4835

Imperdibile appuntamento domani sera su Rai 1 con la docufiction Paolo Borsellino- Adesso tocca a me, una coproduzione Rai Fiction – Aurora TV per la regia di Francesco Miccichè, che racconta gli ultimi 57 giorni di vita del giudice Paolo Borsellino, dalle strage di Capaci a quella di Via D’Amelio. Un’occasione importante per ricordare il terribile avvenimento di 25 anni fa, che privò della vita il magistrato e cinque agenti della sua scorta: Claudio Traina, Agostino Catalano, Walter Cosina, Emanuela Loi e Vincenzo Li Muli.

IMG_4817.JPG

Ad interpretare il coraggioso magistrato che sacrificò se stesso per la legalità e la giustizia, c’è uno straordinario Cesare Bocci: ‘Paolo Borsellino era un uomo positivo, allegro, scherzoso. E l’immagine che forse meglio lo rappresenta è la foto che lo mostra in bicicletta senza maglietta mentre alza le dita in segno di vittoria. Perché lui la mafia l’ha vinta, col risveglio delle coscienze di tanti giovani in Sicilia e in tutta Italia’, afferma l’attore.

Il resto del cast è composto da Anna Ammirati nel ruolo di Agnese Borsellino, Ninni Bruschetta in quello del commissario Rino Germana e Giulio Corso  in quello dell’agente della scorta del magistrato, Antonio Vullo, unico sopravvissuto alla strage di Via D’Amelio.

Paolo Borsellino- Adesso tocca a me è un’operazione nuova per la Rai, perché unisce parti di fiction, che ricostruiscono la vita intima e dinamica di Borsellino, ormai consapevole della sua tragica fine, e parti documentaristiche, composte da testimonianze, filmati d’epoca, ed interviste. Fondamentale è in tal senso l’apporto di Antonio Vullo, che ricompone attraverso la sua testimonianza una storia decisamente più complessa di quella che spesso ci è stata raccontata e che ancora oggi risulta piena di lacune e punti non chiariti.

IMG_4827.JPG

Un film-evento per non dimenticare gli eroi della nostra recente storia nazionale e il loro enorme messaggio civile. 

Fino al 21 luglio, inoltre, tutte le reti e i canali Rai offriranno una ricca programmazione di film, approfondimenti, documentari e spazi informativi per ricordare il sacrificio di Borsellino e dei suoi angeli custodi, in linea con la sua missione di servizio pubblico.

Alberto Leali

 

 

Mostri/Miracoli/Meraviglie per la nuova edizione della Festa del Cinema del Reale di Specchia

header

Dal 19 al 22 luglio, nel cuore del Salento, a Specchia, in uno dei borghi più belli d’Italia e Bandiera arancione del Touring Club, si svolge la XIV edizione della Festa di Cinema del Reale ideata da Big Sur e diretta da Paolo Pisanelli. 50 proiezioni su due schermi, tra eventi speciali e prime italiane; mostre e installazioni dispiegate tra le sale del Castello Risolo, piazze, magazzini, corti e palazzi nobiliari, animano quattro all day long all’insegna del cinema più spericolato, curioso e inventivo che si possa vedere e ascoltare, la cui proposta culturale passa anche attraverso i laboratori, le performance, live e djset, visite guidate ed happening che arricchiscono la sua intensa programmazione.
Mostri / miracoli / meraviglie sono le tre parole chiave che ispirano questa edizione e dettano il ritmo delle proiezioni con visioni inedite, originali e creative, capaci di raccontare le trasformazioni della società in cui viviamo. “Ci sono tre parole incise nel soffitto”, racconta il direttore artistico Paolo Pisanelli. “Al centro di mille immagini noi ci guardiamo e forse potremmo riuscire a leggere l’incisione mostri / miracoli /meraviglie con lo stupore di chi non aveva mai visto accostare queste tre parole che indicano cose di tutto il mondo”.
La Festa di Cinema del reale è una manifestazione unica in Italia: riduttivo definirla un festival o rassegna. Si tratta di un progetto culturale che, nei suoi giorni di permanenza a Specchia, è in grado di dar vita ad una vera e propria esperienza collettiva che si realizza in un clima di grande informalità e vicinanza tra gli autori, produttori, direttori di festival e il pubblico. Sarà per questo che ogni edizione vede aumentare la partecipazione del pubblico, pugliese e internazionale, che di anno in anno riconferma la sua presenza.

cdr23_28a-l

GLI OSPITI E LE PRODUZIONI INTERNAZIONALI
Fra gli ospiti internazionali il regista cinese Huang Wenhai che a Specchia presenta in anteprima italiana la sua ultima opera “We, the Workers”, un tuffo nel cuore di quell’area geografica, il sud della Cina, che viene definita la più grande fabbrica del mondo per raccontare la condizione e lo stato dei diritti dei lavoratori. Giungono da Israele le visioni di Tomer Heymann col suo imperdibile “Mr. Gaga”, documentario travolgente incentrato sulla figura di Ohad Nahirin, uno dei coreografi più importanti e innovativi al mondo. La 14esima edizione della Festa di Cinema del reale ospiterà anche un focus dedicato a produzioni e festival dall’Iran, Francia, Kosovo e Stati Uniti grazie alle collaborazioni con l’Archivio Docufest di Prizren, Vive le Cinema! Festival del Cinema francese nel Salento, Diritti a Todi – Human Rights International Film festival, Fajr International Film Festival e con Wanted – Cinema Ricercato che quest’anno porta sugli schermi di Specchia “I am not your Negro” di Raoul Peck, “Robert Frank. Don’t Blink” di Laura Israel, “Station to Station” di Doug Aitken e “Robert Doisneau – la lente delle meraviglie” di Clementine Deroudille.

FESTIVAL DI FESTIVAL
Novità di quest’anno lo spazio che La festa di Cinema del reale dedica ai festival attraverso proiezioni e momenti di dibattito e incontro tra gli operatori di settore in virtù del sua adesione alla Rete dei Festival, promossa dalla Regione Puglia. Uno degli appuntamenti di Poetiche/Pratiche, le colazioni con gli autori che tengono banco al primo piano di Castello Risolo, è riservato “A che serve un festival?”, un appuntamento coordinato da Paolo Pisanelli, con Maurizio Sciarra e Antonio Parente di Apulia Film Commission; Aldo Patruno e Mauro Bruno, direttori del dipartimento turismo, economia della cultura e valorizzazione del territorio; Alessandro Valenti e Angelo Laudisa di Vive le Cinema! Di Acaya, Alberto La Monica del Festival del Cinema Europeo di Lecce, Shadmerh Rastin dal Fajr International Film festival; Francesco Di Dio, direttore del Castellaneta Film Festival e Luca Ricciardi, direttore artistico di Visioni Fuori Raccordo Festival e Maria Grazia Caso, ideatrice e organizzatrice del Mediterraneo Video Festival.

I GRANDI AUTORI E LE NUOVE LEVE DEL DOC ITALIANO
Accanto agli ospiti internazionali non mancano momenti di approfondimento sulla “meglio gioventù” italiana e l’occhio di riguardo che da sempre La festa di Cinema del reale riserva ai nomi storici del documentario nostrano. Da non perdere “La natura delle cose” di Laura Viezzoli e “A noi ci dicono” di Ludovica Tortora De Falco; “Era ieri” di Valentina Pedicini, presentato dal Castellaneta Film Fest; “Liberami” di Federica Di Giacomo, “Circle” di Valentina Monti, “Un altro me” di Claudio Casazza, “Cinema Grattacielo” di Marco Bertozzi e “Poseidonia – I fondali della metropoli” di Marcello Anselmo. Tra gli omaggi si segnala “La torta in cielo” di Lino del Fra con Paolo Villaggio, recentemente scomparso; i tributi a Renato May con “Il Nano”; “Tino e Tanto” a Giuseppe Bertolucci, Michele Gandin con “I Muratori” e l’“Oltraggio a Edoardo”, tra gli artisti presenti nella sezione Sguardi e Visioni.

A COLAZIONE CON GLI AUTORI
Da dieci anni a questa parte, la Festa di Cinema del reale ospita Poetiche/Pratiche, seminari tenuti dai grandi protagonisti del cinema documentario ospiti del festival. Nel tempo, questi cicli di incontri sono diventati appuntamenti attesi da studenti, studiosi, operatori culturali e appassionati di cinema, che già dal mattino affollano le sale di Castello risolo per prendere parte ai dibattiti in un clima disteso e informale.
Le Poetiche/Pratiche sono lezioni/colazioni con interventi dai “minuti contati” della durata di 15 minuti per autore. La collaudata formula della lezione frontale lascia il posto all’immagine di una colazione vera e propria da trascorrere in compagnia di registi, autori e operatori culturali nell’intento di favorire il confronto tra il pubblico e gli autori.

LE OFFICINE CREATIVE DELLA FESTA DI CINEMA DEL REALE
La 14esima edizione de La Festa di Cinema del reale si caratterizza per la nutrita presenza di laboratori aperti a tutti e nella maggior parte gratuiti, che stazioneranno nelle sale di Castello Risolo, del Convento dei Francescani Neri e in altri luoghi di Specchia, lasciando tracce della loro operosità nello spazio pubblico del borgo e sugli schermi del festival. Si tratta delle Officine Creative de La Festa di Cinema del reale sotto cui rientrano quest’anno Feu vert, di Stefano Argentero; Animazione cromatica di Mirco Santi; Danzare il reale di e con Barbara Toma; Spiriti danzanti di Ruggero Asnago; Narrare il reale condotto da Giorgia Salicandro; Stamperia Nomade di Giancarlo Nunziato e Officina dei suoni, curata da Radio Studio 14 e Radio Ueb. Inoltre venerdì 21 luglio, alle 17.30, sono previste due masterclass dal titolo “Prima del film” e “Racconti del Sud” tenute rispettivamente da Leonardo Di Costanzo e Marcello Anselmo al primo piano di Castello Risolo.

SGUARDI E VISIONI
Non di sole proiezioni vive La Festa di Cinema del reale dice. Il cinema ambulante abbraccia anche i linguaggi audiovisivi nella sezione Sguardi e Visioni che in questa edizione ospita un allestimento dedicato a quattro mostre da non perdere nel Salento e in Italia. Si tratta di “AZ- Arturo Zavattini. Viaggi e Cinema, 1950-1960”, “Cecilia Mangini. Visioni e Passioni. Fotografie 1952-1965”, in corso a Roma, “Visioni del Sud. Fotografie di Giuseppe Palumbo”, e “I mondi di Edoardo De Candia”, una retrospettiva dedicata al Matisse di Lecce visitabile presso gli spazi del complesso mussale di San Francesco della Scarpa a Lecce. Per gli appassionati di fotografia si segnala “Fotografare l’infinito” di Gigi Mangia, a cura di Big Sur; “Acid Sud” di Rosita Ronzini; il reportage “Trent’anni dopo Ragazzi di Piazza” di Daniele Coricciati e Giorgia Salicandro; e “InTubo”, dedicata all’affaire Tap; per i patiti di illustrazione e produzioni editoriali “Ricette Scumbenate” di Efrem Barrotta e “Stamperia Nomade” di Nunziato. Tra le installazioni più immersive e interattive si consiglia Green Room di Gianfranco Conte, Il Mito della Caverna di Ruggero Asnago; CB – Variazioni su un ritratto, di Mauro Marino e Santa Scioscio; e MMM – GREEN nella Chiesa dei Francescani Neri a cui si unisce il contributo esperienziale di Mixology e Quiet Zone. Durante le quattro serate del festival è visitabile Negla, collettiva di pittura che abita i magazzini agricoli di Palazzo Coluccia, tra gli extra in programma del festival.

LA FESTA DELLA FESTA
La festa della Festa è un cult. Un happening collettivo che chiude il cerchio sulle edizioni di Cinema del reale. Un rito propiziatorio che da notte fonda sino all’alba dà vita a un party diffuso dalla terrazza delle meraviglie di Castello Risolo sino a invadere, novità di quest’anno, piazza del Popolo con “Tropical Party”. Ogni anno dj e musicisti sono invitati a tenere svegli e alto il morale del pubblico che, dai piani bassi del cortile, balla sino al saluto al sole sul roof del maniero cinquecentesco.

UN PROGRAMMA EXTRA LARGE
La proposta culturale di Cinema del reale non si conclude nelle giornate della Festa: la sua attività continua nei giorni che precedono la manifestazione a Specchia.

Anteprima lunedì 18 luglio ad Andrano, ospite di Barezzi Luce Festival: nella cornice della piazza cittadina si assiste alla proiezione del documentario Sonne Monde – Sole Luna di Klaus Voswinckel alla presenza dell’autore. Buio in sala a partire dalle 21. Lunedì 31 luglio sarà il Castello Volante di Andrano ad accogliere Festa d’Estate per Cecilia: una serata all’insegna di proiezioni, mostre, aperitivi, danze e brindisi di mezzanotte per celebrare la più importante autrice del documentario italiano, madrina e colonna de La Festa di Cinema del reale. L’appuntamento, realizzato in collaborazione con COREaCORE, prevede la visione di “Dietro la legge”, “Ignoti alla città”, “Stendalì”, “Esser donne” e “La Canta delle Marane”. Si comincia alle 21.

Per info: cinemadelreale.it

 

USS Indianapolis: tra Storia e spettacolo old style

IMG_4832.JPG

1945, secondo conflitto mondiale agli sgoccioli. L’incrociatore USS Indianapolis, che in segreto ha trasportato una delle due bombe atomiche che porranno fine alla guerra, viene affondato, al suo ritorno, da un siluro giapponese al largo delle Filippine. I sopravvissuti, tra cui il Capitano McVay, attendono soccorsi in acqua, circondati dagli squali. Ma a causa della segretezza della missione, il governo decide di non intervenire, abbandonandoli a se stessi per 5 giorni. Toccherà a McVay fare di tutto per aiutare i membri del suo equipaggio.

USS Indianapolis di Mario Von Peebles è una miscela di war e disaster movie, che racconta, però, una vicenda drammaticamente reale e ancora misconosciuta. C’è pertanto il tentativo, non disprezzabile ma certo non nuovo, di far convivere una delle pagine più drammatiche della storia della marina  USA con il ‘classico’ spettacolo mainstream a suon d’effetti speciali. Tutto sommato, il film, pur se affatto memorabile, risulta abbastanza coinvolgente e potrebbe piacere al pubblico frequentatore delle sale estive, in cerca dell’intrattenimento senza grande impegno, nonostante la vicenda trattata sia tutt’altro che secondaria.

Il problema, però, è che USS Indianapolis sconta almeno tre pesanti paragoni: quello con Titanic di James Cameron, che viene in mente nelle numerose sequenze del naufragio; quello con il più recente Sully di Clint Eastwood, nel ritrarre un comandante il cui eroismo viene messo in discussione; e quello con il cult Lo squalo di Steven Spielberg nelle scene più concitate. Purtroppo, però, Van Peebles non è né Cameron né Eastwood né Spielberg e il suo film, lontano da qualsiasi personalità registica o stilistica, rimane anonimo e convenzionale, vecchio e stereotipato. Deboli gli effetti speciali, raffazzonati e banali i dialoghi, poco approfonditi i personaggi, compreso quello, fondamentale, del protagonista Nicolas Cage, che, con il volto fisso e impassibile, non aiuta certo a rendere convincente il suo McVay, capro espiatorio della negligenza altrui.

Alberto Leali

Venezia 74: Leoni d’oro alla carriera a Jane Fonda e Robert Redford

 

Sono stati attribuiti all’attrice statunitense Jane Fonda e al regista e attore statunitense Robert Redford i Leoni d’oro alla carriera della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2017).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale di Venezia presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera.

La consegna dei Leoni d’oro alla carriera a Jane Fonda e Robert Redford avrà luogo venerdì 1 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema (Lido di Venezia), prima della proiezione Fuori Concorso del film di Netflix Our Souls at Night, diretto da Ritesh Batra e interpretato da Jane Fonda e Robert Redford, prodotto da Redford e dalla sua società Wildwood Enterprises, Inc.
A proposito di questi riconoscimenti, il Direttore Alberto Barbera ha dichiarato: “Poche star hollywoodiane hanno avuto una vita contraddistinta da atteggiamenti altrettanto risoluti e fieri come quelli esibiti da Jane Fonda nel corso della sua carriera professionale. Un’esistenza segnata da passioni intense, vissute all’insegna dell’indipendenza da ogni forma di conformismo, con una generosità toccante e vulnerabile. Di volta in volta, attivista politica e sociale, sex symbol, scrittrice, icona femminista, produttrice, profeta dell’esercizio fisico, ma soprattutto attrice di straordinario successo e non comune talento, Jane Fonda è tra le maggiori protagoniste della scena cinematografica contemporanea. Il Leone d’oro alla carriera è il tributo doveroso all’impegno personale e alle brillanti qualità di un’interprete che ha saputo dar vita a personaggi indimenticabili, controversi e disparati, dando prova di un’incessante capacità di reinventarsi, pur rimanendo fedele a se stessa, ai propri valori, al proprio indiscusso talento d’artista”.

Prosegue il Direttore Barbera: “Attore, regista, produttore, ambientalista, ispiratore e fondatore di quel brillante esperimento cinematografico chiamato Sundance: sia di fronte che dietro alla macchina da presa, sia quando ha difeso la causa del cinema indipendente o quella del nostro pianeta, Robert Redford ci ha accompagnato attraverso cinquant’anni di storia americana con una combinazione di rigore, intelligenza e grazia che resta insuperabile. Piuttosto riluttante a ricoprire il ruolo di star, sin dagli inizi della carriera Redford ha utilizzato il proprio talento e il successo per realizzare film su tematiche a lui care e aprire la strada ad altri registi indipendenti al pari di sé. Attore istintivo e allo stesso tempo riflessivo, dotato di una scrupolosa attenzione per il dettaglio, come regista Redford ha dimostrato di essere un eccezionale narratore. La sua dedizione ai personaggi e alle storie è andata di pari passo con l’impegno e la passione per la complessa bellezza e per i valori del nostro mondo in continua evoluzione”.

Basato sul romanzo di Kent Haruf, adattato per lo schermo da Scott Neustadter e Michael H. Weber (Colpa delle stelle), il film Netflix Our Souls at Night comincia quando la vedova Addie Moore (Jane Fonda) si presenta a sorpresa dal suo vicino di casa, il vedovo Louis Waters (Robert Redford). In quella cittadina in Colorado sono stati vicini per decenni, ma fino a quel momento con pochi contatti. Il film verrà distribuito in tutto il mondo da Netflix nel 2017.

 
Jane Fonda

Jane Fonda ha vinto due premi Oscar (miglior attrice protagonista nel 1971 per Una squillo per l’ispettore Klute e nel 1978 per Tornando a casa) e tre Golden Globe. Nel 2014 ha ricevuto l’AFI Life Achievement Award. Oltre ad aver recitato in molte produzioni di grande successo, Jane Fonda è stata anche produttrice televisiva e cinematografica. Tra le sue numerose interpretazioni, Tornando a casa, Sindrome cinese, Dalle 9 alle 5… orario continuato, Il volto dei potenti, Sul lago dorato, Il mattino dopo e The Dollmaker.
Nel 2007 ha ricevuto una Palma d’oro onoraria al Festival di Cannes, una delle sole tre personalità ad aver ottenuto questo riconoscimento fino ad allora. Nel 2009 riceve una nomination al Tony Award per il suo ruolo in 33 Variations di Moisés Kaufman a Broadway.
Jane Fonda rivoluzionò il settore del fitness con l’uscita di Jane Fonda’s Workout nel 1982. In seguito produsse altri 23 video sul fitness, 13 registrazioni audio e sette libri di rilevante successo, vendendo nel complesso 17 milioni di copie. L’originale Jane Fonda’s Workout rimane nell’ambito del fitness il video più venduto di tutti i tempi.
Nel 2011 appare nella commedia francese E se vivessimo tutti insieme?, seguita da Peace, Love & Misunderstanding, interpretato con Catherine Keener. Compare poi nel ruolo di Nancy Reagan in The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca del regista Lee Daniels nel 2013 e con Olivia Wilde e Sam Rockwell in La formula della felicità. Nel 2014 recita al fianco di Tina Fey e Jason Bateman nella pellicola This is Where I Leave You diretta da Shawn Levy.
Per tre stagioni Jane Fonda è apparsa nella serie HBO di Aaron Sorkin The Newsroom, nel ruolo del magnate dei media Leona Lansing, che le è valso una nomination agli Emmy. Recentemente è apparsa in Youth, scritto e diretto da Paolo Sorrentino (regista e co-sceneggiatore di La grande bellezza, Premio Oscar come miglior film straniero). Jane Fonda ha ricevuto una nomination ai Golden Globe per la sua performance.
È anche protagonista dell’acclamata serie Netflix Grace and Frankie, la cui terza stagione è stata distribuita nel marzo 2017.

Robert Redford

Ha il suo primo ruolo da protagonista a Broadway per Una domenica a New York, a cui sono seguiti Little Moon of Alban e A piedi nudi nel parco di Neil Simon, diretto da Mike Nichols. Il suo primo ruolo al cinema è stato in Caccia di guerra per poi riprendere il ruolo di Paul Bratter nella versione cinematografica di A piedi nudi nel parco, per il quale ha ricevuto elogi da critica e pubblico. Nel 1969 Redford e Paul Newman fanno coppia come protagonisti di Butch Cassidy. Diretto da George Roy Hill, il film è diventato subito un classico, consentendo a Redford di diventare uno dei più importanti attori sulla scena. Insieme a Newman e Hill ha poi girato La stangata che ha vinto sette Oscar, incluso quello di miglior film, permettendo a Redford di ottenere una nomination come miglior attore.
Da allora Redford si è costruito un’importante carriera d’attore recitando da protagonista in film di rilievo come Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!, Come eravamo, Il Grande Gatsby, I tre giorni del Condor, Il temerario, Brubaker, Quell’ultimo ponte, Il migliore, La mia Africa, Pericolosamente insieme, I signori della truffa, Proposta indecente, Qualcosa di personale, Spy Game, Il castello, In ostaggio, Il vento del perdono, All is Lost – Tutto è perduto, A spasso nel bosco, Truth: Il prezzo della verità e Il drago invisibile della Disney. Attualmente Redford è al cinema con lo sci-fi romantico La scoperta, dove recita al fianco di Jason Segal e Rooney Mara. Presto sarà su Netflix con Our Souls at Night dove si ricongiunge con la co-protagonista Jane Fonda e che sarà distribuito quest’anno. Attualmente è sul set di The Old Man and the Gun insieme a Sissy Spacek, Danny Glover e Casey Affleck.
Redford è apparso in numerosi film prodotti dalla sua società di produzione, la Wildwood Enterprises, come Gli spericolati, Il candidato, Il cavaliere elettrico e Tutti gli uomini del presidente, film che ha ricevuto sette nomination agli Oscar, inclusa quella di miglior film.
Con Gente Comune, il suo debutto alla regia, Redford ha vinto un Directors Guild of America Award, un Golden Globe e un Oscar come Miglior Regista. Successivamente ha diretto e prodotto Milagro e In mezzo scorre il fiume per il quale ha ricevuto una nomination ai Golden Globe per la regia. Per Quiz Show ha poi ricevuto la nomination come miglior film e miglior regia agli Oscar e una nomination per la regia ai Golden Globe. Redford ha inoltre ricevuto due nomination ai Golden Globe (miglior film e miglior regia) per L’uomo che sussurrava ai cavalli. Altri film da lui diretti e prodotti includono La leggenda di Bagger Vance, Leoni per agnelli, The Conspirator e La regola del silenzio.
Gran parte della vita di Redford è dedicata al Sundance Institute che ha fondato nel 1981 per il supporto e lo sviluppo di talentuosi sceneggiatori e registi emergenti e per la diffusione nazionale e internazionale del nuovo cinema indipendente. Redford ha ricevuto il riconoscimento alla carriera dallo Screen Actors Guild, un Premio Oscar alla carriera, il Kennedy Center Honors, la medaglia della Legione d’onore, la più alta onorificenza attribuita dalla Francia, e la Medaglia Presidenziale della Libertà consegnatagli dal Presidente Barack Obama; si tratta del più alto riconoscimento attribuibile a un cittadino americano. Robert Redford è un noto ambientalista e attivista dai primi anni Settanta ed è stato per quasi quarant’anni un membro del consiglio di amministrazione del Natural Resources Defense Council.

Félicité, il bellissimo film africano vincitore a Berlino, presentato a Roma

IMG_4801

Presentato il 14 luglio alla stampa presso l’Accademia d’Egitto di Roma il vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Berlino 2017, Félicité di Alain Gomis. Il film è distribuito in Italia dalla coraggiosa KitchenFilm e sarà in sala dal 31 agosto. Félicité ha inoltre inaugurato il ROMAFRICA FILM FESTIVAL-RAFF, la preziosa rassegna del cinema africano che si tiene alla Casa del Cinema di Roma, giunta alla sua terza edizione con un programma ancora una volta di pregevole qualità (per info visitate il sito www.romafricafilmfest.com).

IMG_4802

Il film narra la storia di Félicité, una donna orgogliosa e indipendente, che si mantiene cantando in un locale a Kinshasa. La sua vita viene sconvolta, però, quando suo figlio quattordicenne rimane vittima di un incidente in moto e rischia di perdere una gamba se la donna non trova i soldi necessari all’operazione. Félicité inizia, così, la sua difficile ricerca in una città in cui regnano la povertà e la disperazione, potendo contare unicamente sull’aiuto del suo corteggiatore Tabu.

Una donna che lotta per cambiare lo stato delle cose, ma che non può essere del tutto padrona del proprio destino dovendo fare i conti con un Paese in cui dominano miseria ed ingiustizia. È questa Félicité, a cui è permesso di poter essere completamente libera solo nei sogni, in cui sembra ritrovare energia in una natura notturna, amica e partecipe, che si contrappone allo scorrere caotico ed incessante del quotidiano

IMG_4803.JPG

Il film si regge principalmente sulla presenza ed il carisma della sua protagonista, l’esordiente Véro Tshanda Beya, quasi una Mamma Roma africana che affronta la vita a testa alta e che non accetta, nonostante tutto, di prostrarsi alla rassegnazione. Una donna che è sempre riuscita a resistere al mondo, ma che dopo la caduta, inarrestabile e bruciante, deve con fatica ritornare alla vita. E ci riesce aprendosi all’altro, all’amore, al sorriso, alla speranza.

Il franco-senegalese Alain Gomis, al suo quarto lungometraggio, non cede a un manierato e prevedibile neorealismo o agli stilemi alla Dardenne, ma punta a una regia e a una scrittura ambiziose, che abbandonano la narrazione tradizionale per procedere per suggestioni, divagazioni malickiane, squarci onirico-simbolici e frequenti intermezzi musicali. Ne deriva un film raffinato, personale e stratificato, permeato dai silenzi ma anche dalla musica (Kasai Allstars, Arvo Pärt, eseguiti dall’Orchestra Sinfonica di Kinshasa), che incarna con efficacia la complessità contaminata della città africana. Un film nettamente diviso in due parti: una prima, bellissima e semidocumentatisica, che esplora, attraverso il vagare instancabile di Félicité, le periferie di Kinshasa e le sue contraddizioni, e una seconda, più ondivaga, libera e spiazzante, tutta puntata sull’interiorità della protagonista e sul suo tentativo di affrancarsi dall’apatia, dalla disperazione e dall’autodissoluzione.

La macchina da presa segue da vicino i personaggi tramite espressivi e suggestivi primi piani, ma si abbandona anche a concitate scene di gruppo, dominate dal canto e dalla danza.

Un film imperdibile, che ha entusiasmato il Festival di Berlino e che non mancherà di emozionare tutti gli amanti della settima arte.

IMG_4782.JPG

Félicité è il primo film che faccio – afferma l’attrice Véro Tshanda Beya in conferenza stampa- Ho fatto studi commerciali, finanziari, di parrucchiera… e sono una cantante più che un’attrice. Un amico mi ha proposto di partecipare al casting perché il regista Alain Gomis non trovava l’attrice giusta. Io l’ho fatto sei volte e alla fine Alain ha capitolato perché diceva che più che il personaggio avevo la carica interiore che lui cercava. Vorrei continuare a fare l’attrice, faccio tutt’ora tanti casting. Mi piacerebbe che questa fosse la mia strada definitiva. Quella del film è purtroppo una storia che viviamo in Congo quotidianamente. Il nostro sistema funziona così. I premi sono importanti, ma ciò che vale di più è il desiderio che passi il messaggio del film‘.

Patrizio Carnevale, Ostetrico-operatore umanitario di Medici Senza Frontiere Italia afferma: ‘Medici Senza Frontiere ha molti progetti in Congo, specie nella zona di Kivu, molto ricca di risorse, ma problematica per la popolazione che necessita di cure sanitarie, perché deve raggiungere le località vicine, che richiedono spesso giorni e giorni di viaggio. Proibitivo è infatti il raggiungimento dei luoghi con i mezzi di trasporto. La struttura sanitaria locale è divisa in province e la situazione di ognuna è spesso di grande difficoltà. L’accesso alle cure è purtroppo per pochi, ma il nostro intervento cerca di colmare lacune difficili da superare. Cerchiamo di entrare in punta di piedi in una cultura molto diversa dalla nostra e di sostenere in tutti i modi il sistema sanitario locale per lasciare una eredità importante al personale del luogo e al sistema del Congo. Difficile è riuscire a trovare la chiave per far comprendere alla gente la situazione in cui versano queste popolazioni’. E a proposito del personaggio di Félicité afferma: ‘Le donne congolesi sono coraggiose e incredibili: per loro nutro una profonda ammirazione. Rappresentano tanto nella società congolese e Félicité rispecchia tutte loro con il suo orgoglio e la sua determinazione‘.

‘Ho sempre pensato che sono le cose a scegliere me e non io loro – afferma la distributrice della KitchenFilm Emanuela Piovano – quasi come una vocazione o una chiamata. Per Félicité è stata la prima volta che ho visto un film da me distribuito in anteprima. Ne sono rimasta profondamente colpita. Ho saputo solo in seguito che avrebbe partecipato a Berlino e ancora successivamente che aveva vinto il Premio della giuria. Me lo hanno affidato per distribuirlo, perché è un po’ come se lo avessi scoperto io. Oggi si crea quasi un secondo mercato distributivo, molto ricco di offerta, ma con operatori molto cristallizzati e legati a sistemi distributivi che nn li soddisfano. C’è però aria di grande rinnovamento e specie quest’anno l’ho sentito molto’. In riferimento al regista di Félicité ha inoltre affermato: ‘Anche Alain Gomis è rimasto molto attratto dal Congo, pur non essendo di radici congolesi, ma un europeo che si definisce meticcio. È la prima volta peraltro che mette al centro di un suo lavoro un personaggio femminile. Il suo non è cinema verità, non ci sono scene rubate. Anzi, ci sono firme importanti del mondo del cinema, che hanno girato le parti documentaristiche e lo stile registico è molto innovativo e raffinato’.

Alberto Leali