La variegata e originale nuova stagione del Teatro Olimpico

1BD500A9-2D7E-4C4C-B818-DAE9A0429747.jpg

Dopo il grande successo della passata stagione, lo storico Teatro Olimpico presenta una variegata ed esaltante serie di nuovi spettacoli per la stagione 2017/2018. Attraverso la collaudata formula dell’abbonamento libero, il pubblico potrà scegliere fra i 15 notevoli spettacoli in programma, che non mancheranno di accontentare i gusti più vari.

Apre la stagione una grande prima nazionale: Giselle, con le coreografie di Dada Masilo (dal 28 settembre), che si esibirà anche in scena con altri 11 danzatori. Uno spettacolo suggestivo, energico, vitale, legato alla terra e alle origini, e che pulsa come le percussioni africane presenti in colonna sonora.

Tra gli spettacoli di inizio stagione, c’è anche Red Bull Flying Bach (15 ottobre) con la direzione artistica di Vartan Bassil e Christoph Hagel, in cui la breakdance si fonde sorprendentemente con la musica di Bach, in una miscela originalissima.

La stagione 2017/2018 segna anche il ritorno di compagnie di fama internazionale: prima fra tutti, a partire dal 17 ottobre, la compagnia dei Momix di Moses Pendleton, che festeggia i suoi 35 anni di esistenza presentando Viva Momix Forever, in cui immagini oniriche e fantastiche vengono evocate grazie all’interazione di corpi umani, costumi, attrezzi e giochi di luce.

Dopo il successo di Carmen, torna anche l’Orchestra di Piazza Vittorio, che si cimenta con un altro caposaldo del genere operistico, il Don Giovanni di Mozart. Prodotta dall’Accademia Filarmonica Romana e dal Festival francese Les Nuits de Fourvière, questa curiosa e originale versione della celebre opera vede la talentosa cantante Petra Magoni vestire a sorpresa i panni di Don Giovanni, in una rivisitazione gustosa di brani e situazioni entrati ormai nel nostro immaginario (dal 9 novembre).

Ritorna anche la spy-comedy più esilarante del nuovo teatro italiano firmata Lillo & Greg, che mettono in scena il loro ultimo L’uomo che non capiva troppo (dal 28 novembre). Per ridere con intelligenza, fra omaggi e citazioni.

Il mattatore Maurizio Battista ci accompagnerà invece nelle feste di Natale (dal 26 dicembre), proponendo il nuovo Cavalli di razza e vari puledri. Un viaggio divertentissimo dagli inizi della sua carriera ad oggi, in una serie imperdibile di gag comiche.

Come consuetudine a fine gennaio le luci sono rivolte sull’atteso gran galà dell’illusione Supermagic 2018 Miraggi (dal 25 gennaio); mentre Riccardo Rossi sarà in scena dal 6 febbraio con il nuovo “W le donne!”, un viaggio divertente e appassionato nel mondo femminile.
A seguire, il graditissimo ritorno di Max Giusti (dal 20 febbraio), con la sua comicità camaleontica e stravagante.

Nella seconda metà di marzo, un’intera settimana è dedicata all’Arte. Corrado Augias propone “L’eterno incanto di venere – Da Prassitele a Modigliani” (14 marzo), una interessantissima riflessione sul concetto di nudità; mentre Vittorio Sgarbi ci conduce nel fascinoso mondo di uno degli artisti più grandi di sempre, “Michelangelo” (dal 15 marzo).

Dal 20 marzo è in programma uno spettacolo a sorpresa presentato da MF Produzioni; da non perdere, inoltre, i quattro spettacoli di danza, in scena tra marzo e aprile, dell’ottava edizione del Festival Internazionale della Danza di Roma 2018, appuntamento tradizionalmente organizzato insieme all’Accademia Filarmonica Romana.
In scena ci saranno, quindi, Carmen, del coreografo e regista Amedeo Amodio (in scena dall’8 marzo); Mediterranea (dal 10 marzo), di Mauro Bigonzetti, eseguita da 20 danzatori solisti della Daniele Cipriani Entertainment; Notte Tzigana (17 e 18 aprile), del violinista Antal Szalai, con la sua Orchestra Tzigana di Budapest; e infine Pastora Baila (19 e 20 aprile), spettacolo di flamenco firmato dalla bailaora Pastora Galván, vera e propria icona del genere.

Non manca nella programmazione l’operetta, in una serata di excursus tra le arie principali del genere, diretta da Sandro Pecorelli Corelli (21 aprile), che vedrà alternarsi le soprano Daniela Mazzucato e Maria Giavanna Michelini e i tenori Max René Cosotti e Andrea Binetti.

Una vera e propria opera lirica è invece la messa in scena della Carmen di Georges Bizet (26 aprile), presentata dall’Accademia Filarmonica Romana e prodotta da As.Li.Co, nel quadro del progetto denominato l’Opera per tutta la Famiglia. Il capolavoro operistico di Bizet è stato scelto quest’anno per il tradizionale progetto educativo sull’opera lirica pensato per i ragazzi e per le loro famiglie, che da anni la Filarmonica presenta in esclusiva per Roma.

L’amatissimo musical cult Dirty Dancing rivive nella versione di Federico Bellone e chiude la stagione, festeggiando i suoi 30 anni (dal 4 maggio).

Diversi anche gli appuntamenti con la musica live: De André canta De André (14 ottobre) che vede Cristiano De André interpretare sul palco un repertorio ricco di brani del padre che si affiancano ai suoi brani più celebri. E ancora i concerti rock che omaggiano gli strepitosi anni ’70. (dal 12 marzo).

Per ulteriori informazioni, visitare il sito ufficiale: http://www.teatroolimpico.it

Alberto Leali

 

‘The habit of beauty’: tre anime in transizione in cerca di salvezza

IMG_4315.JPG

È un film intimo e delicato ‘The habit of beauty’, prima opera di fiction di Mirko Pincelli, che affronta con profondità e sensibilità il dramma della perdita e la necessità di ricominciare, riabbracciando la vita e gli affetti. Sfruttando la bravura di Vincenzo Amato, che interpreta con grande intensità il protagonista Ernesto, e di una dolente Francesca Neri, nel ruolo di Elena, Pincelli scandaglia l’anima di due esseri che, dietro l’ossessione per la carriera e il successo, nascondono una fragilità che si alimenta di mancanze, sacrifici, incomprensione, freddezza. Il regista esplora con grazia i sentimenti più profondi di personaggi diversissimi per bisogni e aspirazioni, ma che hanno, in realtà, tutti la stessa necessità di calore umano e di sentirsi parte di una famiglia. Li seguiamo passo passo nel loro difficile percorso di comprensione di sé e degli altri, nel loro prendere coscienza che bisogna cogliere la bellezza della vita anche in ciò che sembra più scontato o lontano da noi. Un film doloroso, ma mai ricattatorio o sentimentale, con tre personaggi (oltre ai protagonisti succitati, c’è il giovane Ian di Nico Mirallegro) in un momento di delicata transizione, che può portarli, dopo tanta sofferenza, a una salvezza. Tre personaggi disorientati in un Paese moderno ma respingente; una regia matura, raffinata nei movimenti di macchina e attenta ai dettagli, perfetta nel sottolineare i contrasti di una Londra affatto stereotipata, ma perfettamente funzionale al narrato. Qualche buco di sceneggiatura e un disequilibrio fra la parte italiana girata in Trentino (molto riuscita) e la parte londinese (più incerta), nulla tolgono a un lavoro coraggioso e interessante, che si distingue dalla massa e regala emozioni arrivando al cuore.

Alberto Leali

Metro Manila: tra thriller e dramma sociale, un film che avvince

IMG_4297

L’indipendente Sean Ellis (Broken, Cashback) torna alla regia con ‘Metro Manila’, thriller contaminato con il dramma sociale, che ha ottenuto il premio del pubblico al Sundance e 3 British Independent Film Awards. Partendo dalla storica dicotomia città/campagna e non cercando soluzioni narrative originali, ma anzi enfatizzando gli stereotipi, Ellis colloca i suoi personaggi in spazi estranei ed inquieti, che essi osservano con sorpresa, timore, speranza, alla ricerca di una stabilità che non riescono a trovare. Le location sono, infatti, fondamentali protagonisti della storia e la fotografia ne risalta i caratteri, opponendo il calore ombroso della provincia alla freddezza lucida della città. I personaggi sembrano inghiottiti dagli spazi in cui si collocano e sono costretti a scontrarsi con due realtà molto diverse, ma che non lasciano speranza, passando da una tranquillità innocente ma inesorabilmente precaria a una ricchezza corrotta e pericolosa. Il passaggio dal dramma a sfondo sociale della prima parte al thriller della seconda è avvincente ed efficace, nonostante i dialoghi scarni e i molti momenti contemplativi di stampo evidentemente documentaristico. Lo stile di Ellis, ammirevole e multiforme, alterna oscuri flashback a intriganti sottotrame, palpitante tensione a emozionante intensità, riscattando, così, l’eccessiva linearità di una vicenda già vista, che riesce, però, a tenere desta l’attenzione per quasi due ore di durata. Sicuramente il film migliore del regista e, per fortuna, pur se con ritardo, giunto anche da noi.

Alberto Leali

Premio De Santis a Isabella Ragonese. E la nostra intervista alla performer Eva Grieco.

IMG_4262.JPG

Si è conclusa ieri sera a Fiano Romano, nella splendida cornice del Castello Ducale, la XX edizione della rassegna LO SCHERMO E’ DONNA, promossa e organizzata dall’Associazione culturale “Città per l’Uomo”, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio, della Provincia di Roma e del Comune di Fiano Romano. Il tema di quest’anno è stato il rapporto tra donne e lavoro: i film scelti per la rassegna hanno raccontato storie fra loro diverse, ma che hanno in comune il voler far riflettere sulle disparità che troppo spesso accompagnano le donne nel loro quotidiano lavorativo. Dopo il Premio Giuseppe De Santis alla carriera ad Ottavia Piccolo di giovedì 15 giugno, è toccato ieri sera a Isabella Ragonese ricevere il premio De Santis per la sua straordinaria interpretazione in Sole Cuore Amore di Daniele Vicari. Sul palco di Fiano Romano, per introdurre il film, anche l’on. Silvia Costa, il regista Daniele Vicari e gli attori Francesco Acquaroli e Eva Grieco.

IMG_4263.JPG

Con la preziosa collaborazione della collega Elena Tenga, Zerkalo spettacolo ha intervistato la coprotagonista del film, la danzatrice e attrice Eva Grieco, che ha vestito con convinzione e intensità i panni della performer Vale.

INTERVISTA A EVA GRIECO

IMG_4280

ZS: In “Sole Cuore Amore” interpreti una performer, come nella vita. Come è stato calarti nel personaggio e unire l’arte della danza con quella del cinema? 

EG: Probabilmente il personaggio di Eva nel film è un caso più unico che raro nel cinema italiano. Nessun regista prima di Daniele si è mai sognato di far fare danza contemporanea a un suo personaggio. In una prima stesura della sceneggiatura, avrei dovuto essere una danzatrice circense, ma non mi sarei sentita a mio agio, così Daniele mi ha dato la possibilità di fare qualcosa che mi appartenesse interamente. Mi ha lasciato carta bianca sulle coreografie e chiaramente il montaggio ha aiutato. Ho dovuto anche recitare, ma non è stata la mia prima esperienza. 20 anni fa ho interpretato la piccola Marianna Ucria nel film di Roberto Faenza. Ero una bambina sordomuta e dovevo fare cose distanti anni luce dalla mia realtà dell’epoca. Vale, invece, è un personaggio molto attuale, che ho sentito subito vicino. Chiaramente ho trovato degli ostacoli legati soprattutto al dover usare la voce. Il mio strumento per esprimermi è sempre stato il corpo. Ma Daniele mi ha aiutato molto, è stato molto generoso e delicato.

ZS: Quanto di Eva c’è in Vale?

EG: Vale ha un’esperienza molto diversa dalla mia. E’ una donna in crisi, soprattutto nei confronti della sua sessualità, ma anche in rottura con una famiglia che non la capisce e che la vorrebbe diversa. Però devo ammettere che è stato facile entrare nel personaggio, perché è molto attuale e il suo rapporto con il lavoro, la società, il paese in cui vive appartengono a molti di noi.

ZS: Ritrovi diversi aspetti in comune fra i personaggi di Eli e Vale?

EG: Sono donne apparentemente opposte, ma che condividono la stessa precarietà. Eli ha una famiglia da mantenere e da portare avanti, ha sulle spalle un carico pesantissimo. E’ sfruttata sul lavoro ma non può fare diversamente, e lo sa bene. Vale, invece, fa una scelta consapevole di solitudine e indipendenza. Lotta col mondo attraverso la danza.

ZS: Quanto costa nella società odierna essere una donna? Nel film è raccontata un’amicizia fortissima, quella fra Eli e Vale, che sono quasi due sorelle. Credi anche tu nella vera amicizia fra donne? 

EG: In giovane età i miei rapporti con le altre ragazze non erano molto consapevoli: avevo delle amichette con cui si condividevano delle attività in comune. C’è stato un periodo in cui ho persino rifiutato il mio essere donna, ero un po’ un maschiaccio e credevo che essere un uomo fosse più facile nel mondo in cui viviamo. Poi, però, crescendo, ho iniziato a riconoscermi con altre donne e a instaurare rapporti di amicizia più profondi. Il mondo della danza ti forma alla competizione, quindi è facile vedere un’altra donna come un nemico. Però credo molto nell’aggregazione femminile e ho sempre molto sofferto per la competizione: d’altronde sono la persona meno competitiva di questo mondo. E’ anche per questo che ho lasciato la danza classica; quella contemporanea è più libera dalle gerarchie.

ZS: Parlaci del tuo nuovo progetto AFRICABAR che andrà in scena al Teatro Argentina dal 22 giugno.

EG: Lo spettacolo è nato nell’ambito del progetto TEATRO IN FUGA ed è incentrato sul fenomeno delle migrazioni forzate. Il regista è Riccardo Vannuccini e con questo spettacolo conclude al Teatro Argentina la sua Trilogia del Deserto. Lo spettacolo è l’esito del laboratorio teatrale che ArteStudio ha condotto in collaborazione con Programma Integra. I rifugiati vestiranno i panni di attori e il teatro riacquisterà la sua funzione originaria: quella di strumento di conoscenza e di comprensione degli avvenimenti contemporanei. Si sono presentati in molti per partecipare al progetto e sono stati scelti coloro che si trovavano più a loro agio sul palco. Ci saranno 26 rifugiati e 5 attori professionisti. È un progetto molto importante e a cui tengo molto, è stata un’esperienza bellissima e stando a contatto con queste persone impari molto.  Sono spoglie di tutto ciò che è superfluo e hanno un trascorso drammatico. Ti senti fortunato e privilegiato.

Alberto Leali e Roberto Puntato

 

Il Teatro Eliseo presenta una entusiasmante stagione 2017/2018

17535937-BF76-4C85-AF26-2F33577D613E.jpg

Dopo mesi di difficoltà e incertezze, l’Eliseo sforna una terza stagione straordinaria per ricchezza di nomi e contenuti. Una stagione che ripercorre i classici, ma che cerca nuovi stimoli nella nuova drammaturgia italiana e straniera, lasciando ampio spazio ai giovani. Proseguirà anche quest’anno la preziosa collaborazione con il Teatro Tor Bella Monaca, che porterà in periferia spettacoli e nomi prestigiosi. Spazio anche alla musica, col violinista di fama internazionale Salvatore Accardo e 4 concerti serali dedicati ai grandi maestri dell’Opera. Mentre per la letteratura, Alessandro Piperno e Annalena Benini; gli incontri in collaborazione con la casa editrice Il Mulino; i cultural combat events proposti da Valerio Martelli; percorsi nella storia dell’arte e della scienza e focus dedicati a Shakespeare e Dante. Due novità sono Eliseo Off ed Eliseo InMovimento, creati al fin di rinnovare e scoprire nuovi autori italiani e stranieri, permettendo la fruizione delle loro opere anche in luoghi ‘altri’ dell’Eliseo, dal foyer alle gallerie. Ma scopriamo in dettaglio i titoli della stagione del Teatro Eliseo. Si parte il 26 settembre con Finale di partita di Samuel Beckett, per la regia di Andrea Baracco, con un grande Glauco Mari, sul palco con Roberto Sturno; dal 17 ottobre si prosegue con Un borghese piccolo piccolo, celebre testo di Cerami, interpretato da Massimo Dapporto, che vestirà i panni che furono del grande Alberto Sordi nel film di Monicelli. Dal 7 novembre Luca Barbareschi con Lunetta Savino, Massimo Reale e Duccio Camerini metterà in scena il genio di David Mamet in Il penitente; dal 28 novembre torna invece Il malato immaginario, grande classico di Molière, per la regia di Andrée Ruth Shammah e interpretato da Gioele Dix. A Natale Ambra Angiolini e Matteo Cremon, diretti da Filippo Dini, si scontreranno nella celeberrima Guerra dei Roses di Warren Adler; mentre Massimiliano Bruno e Francesco Bellomo porteranno in scena una rivisitazione di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, interpretata da Stefano Fresi, Violante Placido, Paolo Ruffini e Giorgio Pasotti (dal 9 gennaio). Torna a grande richiesta, dopo l’enorme successo al Piccolo Eliseo, Silvio Orlando con il suo Lacci, tratto da Domenico Starnone e per la regia di Armando Pugliese (dal 30 gennaio); mentre Alessandro Preziosi si calerà nei panni di Van Gogh nel fascinoso thriller psicologico di Stefano Massini, Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco (dal 13 febbraio). Si prosegue con la verve comica di Lello Arena in Parenti serpenti di Carmine Amoroso per la regia di Luciano Melchionna (dal 6 marzo) e l’omaggio a Raffaele Viviani di Alfredo Arias con il suo Eden Teatro, interpretato da Massimo Rigillo, Gaia Aprea, Angela Pagano e Gennaro Di Biase (dal 20 marzo). Ruggero Cappuccio prosegue, invece, nelle sue riscritture dei classici, interpretando e dirigendo Circus Don Chisciotte (dal 3 aprile); la chiusura della stagione è affidata, infine, all’originale La cucina di Arnold Wesker, messa in scena dagli attori dello Stabile di Genova, diretti da Valerio Binasco.

Interessantissimo anche il programma del Piccolo Eliseo, che si apre con Purgatorio di Ariel Dorfman per la regia di Carmelo Rifici, che vede un uomo e una donna confrontarsi con il loro sanguinoso passato, in cerca di una possibile redenzione (dal 27 settembre). Si prosegue con il celebre Ferdinando di Annibale Ruccello, diretto da Nadia Baldi (dal 18 ottobre); Pugni di zolfo di Maurizio Lombardi, su un pugile che tenta di sottrarsi alla dura vita della zolfara (dall’8 novembre) e La paranza dei bambini, tratto dal best seller di Roberto Saviano, che racconta l’ascesa al potere di una tribù di adolescenti (29 novembre). Enrico Iannello, Andrea Ranzi, Tony Laudadio e Luciano Saltarelli mettono, invece, in scena lo scatenato e colorito New Magic People Show, dall’opera di Giuseppe Montesano (20 dicembre); Carrozzeria Orfeo sforna il nuovo Cous Cous Klan, con la sua consueta umanità debole e nevrotica (10 gennaio); mentre Donatella Finocchiaro e Fabio Troiano saranno gli interpreti dell’attualissimo Lampedusa, sulla questione delle migrazioni di massa, per la regia di Giampiero Borgia (31 gennaio). Antonio Tarantino mette il suo talento nel suo ultimo Stabat Mater, opera dagli influssi autobiografici e dalla vivissima mescolanza linguistica, con una bravissima Maria Paiato (21 febbraio); Tommaso Pitta dirige, poi, il bellissimo Orphans di Dennis Kelly, uno dei più rappresentati drammaturghi contemporanei, alle prese con un cupo e sorprendente noir familiare (14 marzo). Seguono due spettacoli del grande Giuseppe Patroni Griffi, rispettivamente per la regia di Luca de Fusco (D’estate con la barca, con Gaia Aprea, dal 4 aprile) e di Arturo Cirillo (Scende giù per Toledo, interpretato dallo stesso regista, dall’11 aprile). Gli ultimi due spettacoli in scena al Piccolo Eliseo sono Novantadue. Falcone e Borsellino 20 anni dopo, di Claudio Fava, regia di Marcello Cotugno, con Filippo Dini (2 maggio) e Prima di andar via di Filippo Gili, per la regia di Francesco Francipane, su una sconvolgente cena familiare che cambierà per sempre i rapporti fra i commensali (9 maggio).

Prosegue, infine, la tradizionale programmazione dedicata al pubblico più giovane con gli appuntamenti mattutini per le scuole inferiori e superiori: all’Eliseo Il mago di Oz (12 dicembre) e Piccolo Principe di Italo Dall’Orto (6 febbraio) e Uno, nessuno e centomila per la regia di Andrea Baracco (15 febbraio); al Piccolo Eliseo La paranza dei bambini (30 novembre).

Per maggiori informazioni visitare il sito ufficiale:

http://www.teatroeliseo.com

Alberto Leali

 

Torna Le vie del Cinema da Cannes a Roma dal 14 al 18 giugno.

IMG_4161.JPG

Presentato questa mattina a Roma presso la Sala Ospiti dell’Auditorium – Parco della Musica il programma della rassegna Le vie del Cinema da Cannes a Roma e in Regione, che avrà luogo dal 14 al 18 giugno nella capitale (Cinema Fiamma, Eden, Giulio Cesare) e in alcune sale del Lazio (Tarquinia, Latina, Trevignano).

Giunto alla sua 21ma edizione, l’evento è promosso da ANEC Lazio con SIAE, Regione Lazio e CityFest – Fondazione Cinema per Roma.

Presenti stamane il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’Amministratore Delegato di Fondazione Musica per Roma José R. Dosal, il Presidente ANEC Lazio Giorgio Ferrero e l’organizzatrice dell’evento Paola Spena di ANEC Lazio.

Il cartellone della rassegna include alcuni tra i più importanti e premiati film della 70ma edizione del Festival di Cannes. Pur mancando il vincitore della Palma d’Oro, The square, escluso per la notevole durata, che ha richiesto tagli da parte del regista per l’uscita in sala, potremo vedere, tra i film in concorso, il vincitore del Gran Premio Speciale della Giuria 120 battiti al minuto di Robin Campillo, il vincitore del Premio della Giuria Loveless del regista russo de Il ritorno Andrey Zvyagintsev, il nuovo film di Michael Haneke, Happy End, nuovamente con Isabelle Huppert e Jean-Louis Trintignant, il biopic Le Redoutable, con Louis Garrel nel ruolo di Jean-Luc Godard, diretto dal Premio Oscar per The artist Michel Hazanavicius.

Presentati Fuori Concorso a Cannes e inseriti nella rassegna anche How to Talk to Girls at Parties di John Cameron Mitchell (Shortbus) con Elle Fanning e Nicole Kidman, e Les fantômes d’Ismaël, film di apertura del Festival per la regia di  Arnaud Desplechin, con uno straordinario cast che include Marion Cotillard, Charlotte Gainsbourg e Mathieu Amalric.

Della interessante sezione Un Certain Regard potremo vedere l’italiano Dopo la guerra di Annarita Zambrano, sulla complessa tematica terroristica.

Numerosi sono invece i titoli provenienti dalla Quinzaine Des Réalisateurs, che quest’anno è stata particolarmente apprezzata al Festival: vedremo, quindi, The Rider di Chloe Zhao, vincitore dell’Art Cinema Award, L’amant d’un jour di Philippe Garrel, Premio SACD degli autori francesi, Nothingwood, documentario dell’afghana Sonia Kronlud, Patti Cake$, esordio del regista americano Geremy Jasper e l’italiano L’intrusa, opera seconda di Leonardo Di Costanzo, già lodato per il bellissimo L’intervallo.

Per la programmazione in dettaglio, consultare:

http://www.aneclazio.it

http://www.romacinemafest.it/event/da-cannes-a-roma-2017/

Alberto Leali

 

 

‘Corniche Kennedy’: Dominique Cabrera racconta i minots di Maylis de Kerangal

IMG_4144.JPG

La ‘pied noir’ Dominique Cabrera traspone, con qualche modifica, il romanzo omonimo di Maylis de Kerangal, narrando le avventure di un gruppo di ragazzi sulla ventina che passano l’estate nei pressi di Marsiglia, tuffandosi dalla Corniche Kennedy, una strada che costeggia il mare. Vitali ed impavidi, i giovani rischiano quotidianamente la vita, sfidando i divieti, la polizia, la prudenza, la forza di gravità. A guardarli, o meglio a sorvegliarli, ci sono gli adulti, inquadrati nei loro rigidi ruoli sociali, in contrapposizione al furore gioioso dei ragazzi. Un film luminoso, come il sole di Marsiglia, dall’impianto evidentemente documentaristico e girato interamente in esterni con luce naturale, per lo più lungo quella Corniche in cui convivono diverse etnie e classi sociali. La Cabrera accarezza con la macchina da presa i bei volti in primo piano di un cast di giovanissimi non attori, a cui si unisce l’intrusa, come il suo personaggio nel film, professionista Lola Créton. La regista mostra questi adolescenti nel pieno del loro slancio vitale, della loro forza, della loro libertà, delle loro passioni, mentre sperimentano, attraverso il rischio, quello che vorranno fare della propria vita. La bellezza e l’asperità del paesaggio, però, catturano l’attenzione dello spettatore più della vicenda narrata, che non si dimostra purtroppo sufficientemente coinvolgente. Perché nonostante l’ottima scelta del cast e uno stile di regia raffinato, il film sembra non crescere mai, preferendo una medietà di tono che a lungo andare stanca. La sottotrama poliziesca, poi, anziché rendere più interessante e dinamica la materia, la appesantisce, non riuscendo mai ad essere incisiva: perché è vero che si parla di disoccupazione, di assenza di prospettive future, di una società che chiude le porta ai ragazzi di periferia (i minots detto in gergo marsigliese) e di una malavita che li recluta e sfrutta, ma il tutto rimane freddo e abbozzato. Ciò nonostante, un film formalmente ben fatto, ammirevole per la capacità della Cabrera di girare in ambienti ostici e di gestire un cast multiforme che non si sottrae ai rischi, proprio come i personaggi dell’opera.

Alberto Leali