Max Giusti, Arisa e Paolo Ruffini festeggiano il #CattivissimoMeDay

Il 21 giugno alla Casa del Cinema di Roma si è svolto il #CattivissimoMeDay, giornata dedicata al fenomeno campione d’incassi della Illumination Enterteinment, distribuito da Universal Pictures, che ha sfornato il terzo capitolo, Cattivissimo me 3, in uscita nelle sale italiane il 24 agosto. Presenti all’evento per un incontro con la stampa i doppiatori dei protagonisti di Cattivissimo me 3: Max Giusti, che dà voce al protagonista Gru e al ritrovato fratello gemello Dru; Arisa a sua moglie Lucy e Paolo Ruffini al cattivissimo ed esilarante Balthazar Bratt.

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Stamattina mi sono svegliato con in testa ‘Girl’s got a brand new toy’ dei T.X.T.‘, inizia Max Giusti. ‘Gli anni ’80 sono per me l’età dei sogni e della positività. La Illumination ha avuto la capacità di trasportarci nel mondo delle fiabe‘, prosegue l’attore. ‘Ho scritto e recitato roba anni ’80’, afferma Paolo Ruffini. Per me sono l’epoca di Holly e Benji, del Cubo di Rubik, dei walkman… Gli anni ’80 vivono in tutti coloro che amano il cinema. Tutto ciò che esce ora al cinema è figlio di quegli anni‘, continua l’attore. E a proposito del suo personaggio nel film dice: ‘Il mio Balthazar Bratt più che un cattivo è un infelice. Un frustrato dal destino avverso‘.

Sono nata nell’82 e quindi ho vissuto più gli anni ’90 che gli ’80‘, interviene Arisa. ‘Però ricordo che mi piacevano i colori e la spontaneità degli anni ’80. Anche in famiglia si viveva molto bene. Nel film do la voce a Lucy e per farlo mi sono ispirata molto all’originale, doppiata da Kristen Wiig. Amo molto il personaggio, è una mamma ed è super paziente. Ma deve anche dividersi fra famiglia e lavoro, fra affetti e carriera. Non è facile ma lei riesce sempre ad arginare gli ostacoli‘.

Max Giusti parla, poi, più diffusamente dei suoi personaggi nel film: ‘Steve Carrell nella versione originale ha scelto per Gru una voce da immigrato dell’Est. Per il mio Gru, invece, ho cercato di alternare una voce cattiva a una più dolce. Per il suo gemello Dru, al contrario, ci si è ispirati molto al modello originale americano. Il personaggio di Gru mi è carissimo. Io non amo i cartoni, mi annoiano facilmente, ma Illumination riesce a rendere Cattivissimo me mai banale o stucchevole. Gru si è evoluto nei tre episodi, anche nel doppiaggio, e come lui anche io l’ho fatto. I cartoni ti aiutano a ‘ripulirti’ e sono una grande opportunità umana per tornare ad un mondo quasi dimenticato. In più, mi hanno reso un vincente agli occhi dei bambini, e non è poco, visto che noi comici non vinciamo mai!‘.

Per me Cattivissimo me è un film sulla felicità. Sulla libertà. Sulla catarsi. Un film politico. Ti racconta qualcosa sul raggiungimento dei sogni, racconta qualcosa di te che forse non sai ancora. Un film originale, colorato, urgente, che alterna bene risate ed emozione‘, conclude Ruffini.

Roberto Puntato

All’Argentina e all’India di Roma, il teatro è uguale per tutti: nuovi progetti e percorsi per la stagione 2017/18

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Lo slogan di questa nuova stagione del Teatro di Roma, “Il teatro è uguale per tutti“, accompagna una serie di progetti che si alterneranno sui palcoscenici del Teatro Argentina e del Teatro India: “Ciò su cui si vuole puntare è la realtà quotidiana che vive il pubblico, in cui ognuno possa ritrovarsi e riconoscersi, raccontandola attraverso il Teatro” – afferma il Direttore Antonio Calbi.

Si alzerà circa 500 volte il sipario, per un totale di 72 proposte complessive, con opere di più di 60 autori viventi, 64 registi e 300 interpreti; numeri, che possono sembrare non importanti, ma che al contrario sono importantissimi, perchè collocano il Teatro di Roma fra i primi teatri della Nazione. 

Su questi due palcoscenici si alterneranno autori di calibro internazionale e nazionale: Ayad Akhtar, Joel Pommerat, Claudio Tolcachir, Caryl Churchill e Micheal Frayan, Romeo Castellucci, Emma Dante, Stefano Massini, Concita De Gregorio, Marcello Fois, Michela Murgia, Paolo Di Paolo. Non manca lo spazio per i nuovi talenti: Fabrizio Arcuri, Roberto Scarpetti, Luca Brinchi, Daniele Spanò, Jacopo Gassmann, Eleonora Danco, Giorgina Pi e Massimo Di Michele.

Ampia la scelta di titoli proposti dal Teatro Argentina, che conserva la sua tradizione, facendo alzare il sipario l’11 settembre con l’opera polifonica “Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro, Venti quadri teatrali delle Regioni del Paese (I parte) “, che narra la critica fase lavorativa del nostro Paese, raccontata da Roberto Scarpetti per la regia di Fabrizio Arcuri; si chiudecon un ritorno che ha avuto successo già nelle passate edizioni, il 12 giugno con ‘Ritratto di una Capitale – Trittico delle Corrispondenze”. 

Altro spettacolo da non perdere, è quello con Umberto Orsini, Giuliana Lojodice e Massimo Popolizio, Copenaghen“, thriller scientifico-politico a tre voci. Il Teatro Argentina punta nuovamente sull’attore/regista Massimo Popolizio, dopo il grandioso successo ottenuto nella passata stagione con “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini (circa 15.000 spettatori solo a Roma), che verrà proposto anche quest’anno (nel cast anche Lino Guanciale).

Sul palco, anche una nuova produzione con il Biondo di Palermo, che vede l’attore Ennio Fantastichini nei panni di “Re Lear” per la regia di Giorgio Barberio Corsetti. Seguiranno Cesare Lievi con “Il giorno di un Dio“, in occasione dei 500 anni dalla riforma luterana, e Federico Tiezzi con Antigone, dopo il successo di Calderon.

 Al Teatro India, fabbrica della sperimentazione e della creatività, si passa dalle coreografie di Silvia Rampelli, Enzo Cosimi e Julie Ann Anzillotti, al “Teatro da Camera” di Riccardo Caporossi, dall’Heretico della compagnia Leviedlfool, agli spettacoli in collaborazione con l’Accademia Silvio D’Amico, tanto per citarne alcuni; gli appuntamenti proseguiranno fino al 3 giugno (chiusura della stagione).

Continua, inoltre, la collaborazione tra Teatro di Roma e Teatro Palladium, che quest’anno propone cinque interessanti spettacoli: Le serve di Jean Genet, regia di Giovanni Anfuso, con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia e Vanessa Gravina; il dittico dedicato da Jacopo Gassmann al Teatro di Chris Thorpe con due testi dell’autore inglese, There has possibly been an incident e Confirmation; e infine Svenimenti delle Belle Bandiere, dagli atti unici, lettere e racconti di Cechov, e Vestire gli ignudi per la regia di Gaetano Aronica.

Per maggiori informazioni consultate il sito: http://www.teatrodiroma.net

Roberto Puntato

‘Girotondo’: la violenza nelle relazioni umane

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‘Girotondo’ è il secondo film di Tonino Abballe e racconta le relazioni umane e la violenza fisica e psicologica che sovente le attraversa, tramite sette storie di vita (secondo molteplici punti di vista), che hanno per protagonisti uomini e donne che non danno certo il meglio di sé. L’argomento è importante e impegnativo e richiede una scrittura e una regia attente, che evitino stereotipi e banalità. Purtroppo il rischio non viene scongiurato, a causa di una visione superficiale e abbozzata dei rapporti umani e del contesto di attualità in cui vengono collocati. I dialoghi e le prove attoriali (ogni attore interpreta più ruoli), inoltre, non sono certo il punto di forza di questo film, che appare artificioso, pasticciato (le diverse vicende sono intervallate da momenti poco felici di sedute psicanalitiche) e televisivo per stile e contenuti. Un vero peccato perché l’idea di partenza è buona e avrebbe potuto essere trattata in maniera più profonda e consapevole.

Roberto Puntato

Premio De Santis a Isabella Ragonese. E la nostra intervista alla performer Eva Grieco.

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Si è conclusa ieri sera a Fiano Romano, nella splendida cornice del Castello Ducale, la XX edizione della rassegna LO SCHERMO E’ DONNA, promossa e organizzata dall’Associazione culturale “Città per l’Uomo”, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lazio, della Provincia di Roma e del Comune di Fiano Romano. Il tema di quest’anno è stato il rapporto tra donne e lavoro: i film scelti per la rassegna hanno raccontato storie fra loro diverse, ma che hanno in comune il voler far riflettere sulle disparità che troppo spesso accompagnano le donne nel loro quotidiano lavorativo. Dopo il Premio Giuseppe De Santis alla carriera ad Ottavia Piccolo di giovedì 15 giugno, è toccato ieri sera a Isabella Ragonese ricevere il premio De Santis per la sua straordinaria interpretazione in Sole Cuore Amore di Daniele Vicari. Sul palco di Fiano Romano, per introdurre il film, anche l’on. Silvia Costa, il regista Daniele Vicari e gli attori Francesco Acquaroli e Eva Grieco.

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Con la preziosa collaborazione della collega Elena Tenga, Zerkalo spettacolo ha intervistato la coprotagonista del film, la danzatrice e attrice Eva Grieco, che ha vestito con convinzione e intensità i panni della performer Vale.

INTERVISTA A EVA GRIECO

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ZS: In “Sole Cuore Amore” interpreti una performer, come nella vita. Come è stato calarti nel personaggio e unire l’arte della danza con quella del cinema? 

EG: Probabilmente il personaggio di Eva nel film è un caso più unico che raro nel cinema italiano. Nessun regista prima di Daniele si è mai sognato di far fare danza contemporanea a un suo personaggio. In una prima stesura della sceneggiatura, avrei dovuto essere una danzatrice circense, ma non mi sarei sentita a mio agio, così Daniele mi ha dato la possibilità di fare qualcosa che mi appartenesse interamente. Mi ha lasciato carta bianca sulle coreografie e chiaramente il montaggio ha aiutato. Ho dovuto anche recitare, ma non è stata la mia prima esperienza. 20 anni fa ho interpretato la piccola Marianna Ucria nel film di Roberto Faenza. Ero una bambina sordomuta e dovevo fare cose distanti anni luce dalla mia realtà dell’epoca. Vale, invece, è un personaggio molto attuale, che ho sentito subito vicino. Chiaramente ho trovato degli ostacoli legati soprattutto al dover usare la voce. Il mio strumento per esprimermi è sempre stato il corpo. Ma Daniele mi ha aiutato molto, è stato molto generoso e delicato.

ZS: Quanto di Eva c’è in Vale?

EG: Vale ha un’esperienza molto diversa dalla mia. E’ una donna in crisi, soprattutto nei confronti della sua sessualità, ma anche in rottura con una famiglia che non la capisce e che la vorrebbe diversa. Però devo ammettere che è stato facile entrare nel personaggio, perché è molto attuale e il suo rapporto con il lavoro, la società, il paese in cui vive appartengono a molti di noi.

ZS: Ritrovi diversi aspetti in comune fra i personaggi di Eli e Vale?

EG: Sono donne apparentemente opposte, ma che condividono la stessa precarietà. Eli ha una famiglia da mantenere e da portare avanti, ha sulle spalle un carico pesantissimo. E’ sfruttata sul lavoro ma non può fare diversamente, e lo sa bene. Vale, invece, fa una scelta consapevole di solitudine e indipendenza. Lotta col mondo attraverso la danza.

ZS: Quanto costa nella società odierna essere una donna? Nel film è raccontata un’amicizia fortissima, quella fra Eli e Vale, che sono quasi due sorelle. Credi anche tu nella vera amicizia fra donne? 

EG: In giovane età i miei rapporti con le altre ragazze non erano molto consapevoli: avevo delle amichette con cui si condividevano delle attività in comune. C’è stato un periodo in cui ho persino rifiutato il mio essere donna, ero un po’ un maschiaccio e credevo che essere un uomo fosse più facile nel mondo in cui viviamo. Poi, però, crescendo, ho iniziato a riconoscermi con altre donne e a instaurare rapporti di amicizia più profondi. Il mondo della danza ti forma alla competizione, quindi è facile vedere un’altra donna come un nemico. Però credo molto nell’aggregazione femminile e ho sempre molto sofferto per la competizione: d’altronde sono la persona meno competitiva di questo mondo. E’ anche per questo che ho lasciato la danza classica; quella contemporanea è più libera dalle gerarchie.

ZS: Parlaci del tuo nuovo progetto AFRICABAR che andrà in scena al Teatro Argentina dal 22 giugno.

EG: Lo spettacolo è nato nell’ambito del progetto TEATRO IN FUGA ed è incentrato sul fenomeno delle migrazioni forzate. Il regista è Riccardo Vannuccini e con questo spettacolo conclude al Teatro Argentina la sua Trilogia del Deserto. Lo spettacolo è l’esito del laboratorio teatrale che ArteStudio ha condotto in collaborazione con Programma Integra. I rifugiati vestiranno i panni di attori e il teatro riacquisterà la sua funzione originaria: quella di strumento di conoscenza e di comprensione degli avvenimenti contemporanei. Si sono presentati in molti per partecipare al progetto e sono stati scelti coloro che si trovavano più a loro agio sul palco. Ci saranno 26 rifugiati e 5 attori professionisti. È un progetto molto importante e a cui tengo molto, è stata un’esperienza bellissima e stando a contatto con queste persone impari molto.  Sono spoglie di tutto ciò che è superfluo e hanno un trascorso drammatico. Ti senti fortunato e privilegiato.

Alberto Leali e Roberto Puntato

 

Il teatro Ambra Jovinelli è Tutta un’altra storia: la stagione 2017/2018

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Il nuovo cartellone del Teatro Ambra Jovinelli è accompagnato da un particolare “glamour”: Tutta un’altra storia, infatti, è il quid che darà un nuovo aspetto all’immaginario del teatro, rispettando la tradizione popolare, ma rielaborandola in chiave contemporanea. Accanto alle commedie e ai grandi comici, il Teatro proporrà storie celebri dell’immaginario collettivo: storie attuali comprensibili a tutti, attraverso una chiara e ironica analisi della società, interpretate da grandi nomi del panorama culturale. Non mancheranno, gli appuntamenti di comicità: “Non ti pago” con la regia di Luca de Filippo; “A Ruota Libera” (per il secondo anno consecutivo, con i 4 mattatori Haber/Rubini/Papaleo/Veronesi) e Biagio Izzo con uno spin off di Ti manda Picone, dalle tinte di un Full Monty napoletano.  Per le commedie al femminile non poteva mancare la verve sicula di Teresa Mannino (che per il secondo anno ritorna al Teatro Ambra Jovinelli con un inedito spettacolo), e lo spettacolo di due napoletane veraci come Tosca d’Aquino e Serena Autieri, che chiuderanno la stagione. Per i classici: Francesco Montanari interpreterà “Zio Vanja” (adattamento in chiave contemporanea di Letizia Russo), e Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio “Delitto e Castigo”. La drammaturgia avrà un ruolo fondamentale quest’anno e vedrà in apertura Lucrezia Lante della Rovere (le sue interpretazioni, al massimo della ricerca di personalità e minuziosità scenica non passano inosservate), per poi proseguire con la magistrale interpretazione di Alessandro Haber  in “Il padre”, spettacolo grottesco che  metterà in “confusione” il pubblico. Ma ci saranno anche “La notte poco prima della foresta” con Pierfrancesco Favino; “Come stelle nel buio”con Isabella Ferrari (determinata e delicata nei suoi ruoli) e Iaia Forte (dal carattere forte, ed emozionante nelle sue inconfondibili interpretazioni)Un mese intero verrà dedicato al progetto Grandi Italiani, per la prima volta rappresentato nella sua interezza. Sul palco Stefano Accorsi e Marco Balsamo porteranno, con l’adattamento di Marco Baliani, la lingua di tre grandi italiani, Boccaccio, Ariosto e Basile, per scoprire quanto ancora possiamo nutrirci delle loro invenzioni, azzardi ed intuizioni. Vedremo quindi “Favola del principe che non sapeva amare” con Stefano Accorsi e “Giocando con Orlando” con Stefano Accorsi e Marco Baliani.

Di seguito l’elenco, spettacolo per spettacolo:

2-19 novembre 2017

IL PADRE (A. Haber e Lucrezia L. Della Rovere)

” Pièce emozionante e grottesca nel suo insieme, che racconta con ironia, delicatezza e intelligenza, lo spaesamento di un uomo la cui memoria inizia a vacillare e confondere tempi, luoghi e persone”

23 novembre – 3 dicembre 2017

DI CHE TI MANDA PICONE (Biagio Izzo)

Uno spin off del film con Giancarlo Giannini e Lina Sastri. Adattato per il teatro da Elvio Porta, che immagina dopo 33 anni il figlio Antonio, adulto e disoccupato forse papà esaurito e perseguitato da oscuri personaggi”.

7 – 11 dicembre 2017

NON TI PAGO (Compagnia del Teatro di Luca De Filippo)

” La commedia per eccllenza del repertorio di Eduardo De Filippo diretta dal figlio Luca. Con una straordinaria compagnia di attori napoletani. E’ uno spassoso ritratto di una famiglia e dei suoi “travagli” legati al gioco del lotto.”

27 dicembre 2017 – 7 gennaio 2018

A RUOTA LIBERA (A.Haber, R. Papaleo, S.Rubini, G.Veronesi)

“Una semplice chiacchierata tra i quattro protagonisti, ogni sera ricca di sorprese ed ospiti a sorpresa che interagiranno sul palco. Da contorno un’orchestra dal vivo”.

11 – 28 gennaio 2018

LA NOTTE  POCO PRIMA DELLA FORESTA  (P. Favino)

Il protagonista, dalla parlata “straniera”,  è un personaggio senza nome che finiamo per identificare con “straniero”, l’emblema del malessere, della solitudine, del sentirsi estranei, diversi, esiliati, di gente che fatica per riuscire a “nascere”, a ritrovare le proprie radici”.

1 – 11 febbraio 2018

COME STELLE NEL BUIO (Isabella Ferrari, Iaia Forte)

Due sorelle, baciate dal successo: Gina, ballerina e canterina; Bianca,attrice di cinema. Entrambe per vari motivi hanno dovuto allontanarsi dalle scene, sprofondando nella malinconia ed alcolismo e quel che resta sono i volti di due stelle nel buio della vanità. Un testo a tinte noir, dove si confondono vittima e carnefice, mentre la vita scorre, ironica e grottesca, senza assoluzione né salvezza”.

15 – 25 febbraio 2018

ZIO VANJA (V. Marchioni, F. Montanarini)

“La pièce narra i tormenti interiori di Ivan Petrovic Voiniskij, zio Vanja. L’apparente serenità famigliare viene turbata dall’arrivo di Serebrjakov che si stabilisce  insieme alla seconda moglie, Elena.  In un momento d’ira arriva a sparargli, senza colpirlo. Nemmeno questo gesto estremo modifica il destino di Vanja e di Sonja, che riprendono la loro vita rassegnata e dimessa, sempre inviando le rendite della tenuta al professore tornato in città con la moglie”.

1 – 11 marzo 2018

FAVOLA DEL PRINCIPE CHE NON SAPEVA AMARE (S. Accorsi)

Uno spettacolo che indaga sul mistero del nostro vivere. Tratto da Lo Cunto De Li Cunti di Basile, è uno spettacolo con una mappa di storie ad andamento fiabesco che narra vicende accadute del tutto indipendenti dalla realtà ordinaria”.

13 – 15 marzo 2018

GIOCANDO CON ORLANDO (S. Accorsi, M. Baliani)

L’attenzione di Baliani si concentra sulla figura dell’amore fra uomo e donna, nelle sue molteplici forme: donne belle, carismatiche guerriere o rosee principesse, ammaliano l’uomo che rischia la propria vita per salvarle, uccide altri uomini ed entra in guerra per averle, sfida gli dei per amarle. Narrazioni  fluide e mai pesanti.”

16 – 18 marzo 2018

DECAMERONE (S. Accorsi)

“Un carro-furgone (teatro viaggiante), col quale si mette in scena l’opera. Una grande passione anima la compagnia, con scarse risorse naturali. Si alterneranno quindi  un susseguirsi di ruoli e vicende, forti della loro arte teatrale”.

22 – 25 marzo 2018

HORNY (A. Ornano)

“Horny è il soprannome di Antonio Ornano che ci racconta delle sue inadeguatezze come marito e come padre. Vicende di coppia, fatti del quotidiano, relazioni con altra gente ecc..”

5- 15 aprile 2018

DELITTO/CASTIGO (S. Rubini, L. Lo Cascio)

“pregno di assillanti interrogativi, il delitto come specchio del proprio limite necessario da superare per l’autoaffermazione del sé”.

19 – 29 aprile 2018

SENTO LA TERRA GIRARE (T. Mannino)

” Nel suo nuovo spettacolo Teresa Mannino parlerà sempre dalla sua amata Sicilia, con lo stile inconfondibile che la contraddistingue”.

3 – 13 maggio 2018

INGRESSO INDIPENDENTE (S. Autieri, T. D’Aquino, F. Mari)

“Storia che si sviluppa in un intricato percorso di personaggi e apparizioni, bugie e sogni malandati, aspirazioni femminili e frustrazioni maschili, di piccola morale borghese, e possibili divertenti invenzioni”.

Roberto Puntato

 

 

 

‘Una vita- Une vie’: la perdita del paradiso dell’infanzia e la scoperta del disincanto

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Il candore sognante di una donna contro la crudeltà della vita, la forza testarda dell’amore contro il dolore della delusione , il dolce inganno delle illusioni contro la bruciante spietatezza del reale, il paradiso dell’infanzia contro il disincanto dell’età adulta: sono questi i punti nodali attorno a cui ruota il bellissimo ‘Une vie’ di Stéphane Brizé, che dopo ‘La legge del mercato’, sceglie di trasporre il racconto omonimo ottocentesco di Guy de Maupassant. Al centro vi pone una straordinaria attrice dal talento incommensurabile, Judith Chemla, capace di far emergere tutta la complessità dell’intimità della protagonista Jeanne, donna dall’animo fanciullo che stenta a piegarsi alle bruttezze del mondo. ‘Une vie’ racconta la vita di una donna che non si arrende al dolore e alla disperazione, che ha la forza di credere ancora nell’amore, non importa se verso un marito fedifrago o un figlio scriteriato. Jeanne per amore commette gli sbagli più grandi, pagando duramente le conseguenze delle sue scelte. E soprattutto non vuole e non sa rendere più matura la sua visione del mondo e dei rapporti umani. Brizé riempie del suo volto e dei suoi gesti ogni inquadratura, ponendo tutti i personaggi e tutti gli elementi del film in relazione a lei e al suo modo particolare di vedere le cose. Utilizza il formato 1.33 per evidenziare il senso di costrizione della protagonista, ma al contempo la mobilità inquieta della camera a mano rende perfettamente il suo animo in subbuglio, oltre a rendere il film vivo, mai calligrafico, mai tendente ai cliché del film in costume. Raffinatissima la regia, che riesce a rendere cinematografico il testo di Maupassant, non seguendo l’ordine cronologico, ma affidandosi a flashback, ellissi e sbalzi temporali, che rendono  lo scorrere dei quasi 30 anni entro cui si svolge la vicenda. Splendido infine il lavoro sulla musica, composta da piano e suoni della natura, che seguono i movimenti di ogni singola inquadratura, sottolineando il modo in cui Jeanne osserva e sente ciò che le sta intorno.

Roberto Puntato

‘Wonder Woman’: riuscita miscela di generi con una protagonista perfetta

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Arriva finalmente il tanto atteso ‘Wonder Woman’ del DCEU e, lo scriviamo subito, il film ci ha convinto, nonostante qualche inevitabile scetticismo iniziale. La pellicola inizia nella Parigi dei giorni nostri, in cui la protagonista Diana, che lavora al museo del Louvre, riceve dalle Wayne Industries una valigia con l’originale di una vecchia foto che le riporta alla mente l’infanzia idilliaca nell’isola di Themyscira e il suo successivo e decisivo viaggio nel mondo degli uomini. Il film prosegue, quindi, come un lungo flashback, che ha inizio nell’isola dalle Amazzoni da cui Diana proviene, in cui, attingendo direttamente alla mitologia greca, la regista Patty Jenkins (‘Monster’) crea un mondo magico, dai colori accesi e dai paesaggi mozzafiato a picco sul mare cristallino. Un inizio di indubbio fascino, che ci immerge in un microcosmo interamente femminile sospeso e ovattato, in cui regna la pace ma ci si addestra severamente alla guerra: un paradiso terrestre che ha il sapore del divino, ma che vive inquieto nel ricordo e nel timore di un conflitto. Ed è proprio in riva al mare, subito dopo il ritrovamento di Steve Trevor, che assistiamo a una prima bellissima scena di battaglia tra Amazzoni e tedeschi che incanta per estetica e senso dell’action. Non bastano l’apprensione e i divieti  della protettiva madre Ippolita (Connie Nielsen) a fermare la volitiva Diana dal proposito di lasciare l’isola per combattere l’ignoto e temibile dio della guerra Ares, seguendo l’uomo che dal cielo è venuto a turbare l’equilibrio faticosamente raggiunto dalle Amazzoni. Dai colori verdeggianti di Themyscira si passa, dunque, alla Londra buia, sporca e fumosa del 1918, in cui Diana inizierà a comprendere che il mondo degli uomini gira ben diversamente da quello da cui proviene lei. Un mondo dominato dalla guerra, che, diversamente da quanto scritto dal creatore William Moulton Marston, è il primo conflitto mondiale anziché il secondo. Una licenza dovuta al fatto che gli scenari aperti, la più immediata necessità di un corpo a corpo e la minore tecnologia bellica favoriscono la protagonista Gal Gadot nella sua efficacissima performance. Va riconosciuta, dunque, alla sceneggiatura di Allan Heinberg la maturità di narrare una storia di base fantastica in un contesto storico ben definito, con scene di battaglia e di dolore da vero e proprio war movie. Ma il film di Patty Jenkins non sarebbe lo stesso senza la presenza scenica della modella israeliana Gal Gadot, assolutamente perfetta e credibile nei panni di Wonder Woman e nel rendere quella miscela di bellezza, incosciente sensualità, coraggio, forza e candore che contraddistinguono il personaggio e che non fanno sentire la mancanza della seppur magnetica Lynda Carter. La Jenkins sceglie di non cedere a una costruzione sopra le righe della sua protagonista, che pur essendo perennemente in scena, non sovrasta mai in prodezze e poteri i suoi partner, ma costituisce con essi una riuscita amalgama. A tal riguardo, buona è anche  la prova d’attore del belloccio Chris Pine, i cui duetti con la Galdot, specie quelli che evidenziano con arguta ironia i rapporti uomo/donna, risultano molto gustosi. Non c’è mai, inoltre, un solo momento in cui la bellezza o la femminilità di Diana vengano utilizzate come strumento per portare avanti la trama. Sono anzi il suo coraggio e la sua convinzione la forza trainante del racconto, come anche la sua purezza d’animo, spesso smarrita, che si contrappone alla brutalità e alla ferocia di un mondo di uomini che si uccidono senza nemmeno conoscere il loro nemico. Qualche difetto, però, ‘Wonder Woman’ ce l’ha ed è riscontrabile in un ritmo un po’ altalenante che dopo una prima parte che stupisce e coinvolge, cala in una seconda più convenzionale e meno appassionante, nonostante il divampare di qualche bella e concitata sequenza. Ma ciò che più disturba è il deludente finale, non aiutato da una poco esaltante cgi, che vede lo scontro tra la nostra eroina e il suo grande nemico, un non proprio convincente David Thewlis, che si trasforma in un pupazzone digitale che si dimena fra picchi infuocati, esplosioni e scariche elettriche. Abbastanza anonimi anche i due villain di Danny Huston, nei panni del Generale Ludendorff dell’esercito tedesco, e della spagnola Elena Anaya che interpreta il Dr. Poison. Sono, però, difetti perdonabili di un film non facile e da cui ci si aspettava tanto, che con convinzione possiamo definire assolutamente riuscito: una bella miscela di action, commedia, film in costume, bellico e mitologico. E un’opera che si distacca, specie nella sorprendente parte iniziale, dalla cupezza e dalla tragicità dei precedenti lavori del DCEU.

Roberto Puntato